Riapertura Regioni 3 giugno. Ricciardi: 'Troppo presto, i dati non sono certi'

Riapertura Regioni 3 giugno. Ricciardi: "Troppo presto, i dati non sono certi"

Walter Ricciardi sulla riapertura delle Regioni il 3 giugno: "Troppo presto per riaprire le Regioni, dati non sono attendibili".

Secondo Walter Ricciardi non è arrivato ancora il momento di permettere la mobilità tra le varie Regioni, in un’intervista per Repubblica, ha avvertito che i dati al momento sono troppo incerti per la riapertura.

Il consigliere del Ministero della Salute Walter Ricciardi ha lanciato l’allarme: “Troppo presto per riaprire le Regioni, i dati non sono attendibili“.

“Per varie ragioni, i numeri non sono attendibili. La politica può prendere decisioni se è certa dei dati”.

Ricciardi ha spiegato che il sistema di indicatori è stato elaborato a livello centrale e dipende dalla capacità di gestione dei sistemi regionali perché è stato alimentato da attività di diagnostica ed alle segnalazioni delle Regioni. Ha rivelato che dopo la modifica costituzionale di questi indicatori avvenuta nel 2001, “raramente è successo che il sistema abbia funzionato in modo efficiente e tempestivo”.

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Quindi, i dati raccolti potrebbero non essere solidi e si potrebbe finire per fare scelte non corrette. Nell’intervista a Repubblica ha ammesso che se fino ad ora tutto è andato bene, è proprio grazie al giusto comportamento di molti cittadini italiani che stanno rispettando le buone regole per evitare la diffusione del Covid-19. Ma nonostante i dati siano positivi, non è ancora arrivato il momento di abbassare la guardia, proprio per non vanificare i sacrifici fatti fino ad ora.

Sempre secondo Walter Ricciardi riguardo la riapertura delle Regioni il 3 giugno, la politica potrà prendere delle decisioni solo se sarà certa dei dati ed ha concluso la sua intervista dichiarando:

“È troppo presto per prendere una decisione, un’apertura in queste condizioni esporrebbe a rischi. Bisognerebbe riaprire quando si è certi che i dati siano validi”.

In Lombardia “hanno 20mila positivi a domicilio, senza contare gli asintomatici che non sanno di essere contagiati. Questi dati invitano alla massima prudenza. Poi il decisore è politico. La Corea ha chiuso con 70 casi e la Cina 40”.

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Articolo originale pubblicato il 29 Maggio 2020

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