Il non-monologo di Sabrina Ferilli a Sanremo, un elogio alla leggerezza

Ha portato sul palco dell'Ariston la sua ironia e la sua genuinità, con un discorso che è un inno alla semplicità: "Ne deve parlare chi si sporca davvero le mani anche su palcoscenici meno scintillanti di questo, e io voglio essere coerente".

Quando si parla delle co-conduttrici del Festival di Sanremo, ci si chiede subito di cosa parleranno nel monologo che tradizionalmente portano sul palco dell’Ariston. Dal discorso sull’unicità di Drusilla Foer a quello di Maria Chiara Giannetta sui non vedenti, anche per il 2022 non sono mancati temi importanti e profondi. Ma per l’ultima serata del Festival, Sabrina Ferilli ha scelto la semplicità. “Non ho monologhi stasera“, ha messo subito in chiaro. E ha dimostrato come, a volte, la leggerezza sia la scelta migliore.

Invitata da Amadeus a prendersi il suo spazio, l’attrice l’ha preso per mano, si è seduta al cento del palco, e ha spiegato a lui e al pubblico la sua scelta:

“Sono stati due anni molto duri, monologhi ce ne siamo fatti anche tanti, molti temi anche fra i più belli sono stati già toccati dalle mie bravissime colleghe. E allora mi sono messa a pensare che cosa avrei potuto dire . Ho pensato che avrei potuto parlare di famiglie, di donne che fanno tanto, hanno i figli, lavorano, educano, una roba articolata, ma io figli non ce li ho, sono un’attrice avviata, c’ho pure un marito benestante, perché devo andare sulle palle a loro”,

ha iniziato a raccontare Ferilli, elencando tutte quelle tematiche che secondo lei (e non solo secondo lei) sono così importanti da dover essere trattate da chi davvero le conosce a fondo.

Il monologo di Maria Chiara Giannetta sui non vedenti: "Oltre ciò che si vede"

“Avrei potuto parlare di uomini che hanno troppo potere ancora, decidono pe le donne, occupano tutti i livelli della gerarchia lavorativa: allora, ho pensato, chiedo se posso far fare un monologo agli uomini che comandano, non mi sembrava il caso. Oppure la bellezza, quella più profonda, quella interiore, delle imperfezioni fisiche, ma io sono quattro giorni che magno radici per entrare in questo vestito, non avrei avuto credibilità. La bellezza capita, è vero, ma ce se lavora pure parecchio. Allora avrei potuto parlare di amori, quelli asfissianti, delle dipendenze amorose, mi sembrava interessante, ma poi ho pensato che Amadeus ha il profilo social di coppia, se non sono dipendenze quelle… Ma di tutti questi argomenti ne deve parlare chi si sporca davvero le mani anche su palcoscenici meno scintillanti di questo, e io voglio essere coerente”,

ha continuato, con quella punta di ironia e di genuinità (e di romanesco) che da sempre la contraddistinguono e che la rendono così amata dal pubblico. Il suo non-monologo, come in molti l’hanno definito, parla proprio di questo: Sabrina Ferilli ha voluto semplicemente essere sé stessa, anche su un palco importante come quello dell’Ariston. E questo, come lei stessa ha sottolineato, non significa fare finta che vada tutto bene, che non ci siano temi importanti di cui parlare, che non esistano problemi da risolvere:

“Poi però mi sono detta: perché la mia presenza qui deve essere per forza legata a un problema grosso? Cioè, perché devo dare un senso oltre quello che sono? Io sto qua per la mia vita, per le mie esperienze, per il mio lavoro. Compresa la tenacia che ho sempre avuto nel prendermi quello che volevo. Quello che mi accompagna qui è quindi quello che accompagna tutti noi, la nostra storia. Ora se io ho scelto questa strada non è che penso che vada tutto bene. Non sono una che si gira dall’altra parte, ho semplicemente scelto la leggerezza perché la leggerezza non è la superficialità”.

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