Cosa succede nel mondo se gli USA smettono di abortire

La corte suprema si appresta ad udire l’udienza nel caso Dobbs v. Jackson’s Women Health Organization dal cui esito dipende l’integrità dell’accesso all’aborto come diritto costituzionale. Le conseguenze della scelta USA rischiano di avere un'eco importante anche nel resto del mondo.

La corte suprema si appresta ad udire l’udienza nel caso Dobbs v. Jackson’s Women Health Organization dal cui esito dipende l’integrità dell’accesso all’aborto come diritto costituzionale.

Dal 1973 il diritto di accedere alla pratica abortiva è garantito dalla sentenza Roe v. Wade, che ha permesso di dimostrare come le leggi che vietavano l’aborto fossero una violazione al diritto alla privacy. Secondo quanto prescritto dalla sentenza il limite abortivo viene stabilito in base al limite temporale oltre cui il feto potrebbe sopravvivere al di fuori dell’utero, che quindi può consentire pratiche abortive fino al settimo mese di gestazione.

Il diritto all’aborto, però, è uno degli snodi di consenso politico più sentiti negli Stati Uniti, al punto di essere uno degli argomenti sempre presenti nelle campagne elettorali. La sentenza, quindi, potrebbe essere emessa con l’intento di ingraziare il largo consenso anti abortista che reclama la destituzione di Roe v. Wade. Negli ultimi 30 anni il diritto all’aborto è stato eroso progressivamente nella prassi ed il timore è che la legge, ultimo baluardo di tutela, cada e si adegui. In ben 22 stati esistono leggi che in assenza di Roe v. Wade potrebbero abolire o rendere virtualmente inaccessibile il diritto all’aborto.

Trent’anni di dibattito che si è concentrato sulla sopravvivenza fetale, scorporando sempre più dalla percezione collettiva il soggetto sostanziale tutela da questa sentenza che non è il feto, ma la persona che necessita di abortire. L’inversione dei soggetti è una delle tattiche principali dell’argomentazione anti scelta nel mondo, perché semplicemente parlando di feti prima che di persone potenzialmente bisognose di abortire in sicurezza si crea una gerarchia, una sovrapposizione di piani che subordina la vita esistente, e la sua autodeterminazione, alla tutela di quella che è, di fatto, una vita potenziale.

La vita vivente, capace di intendere e volere, di elaborare strategie programmatiche per il futuro viene annullata, assorbita da immagini e parole che altro scopo non hanno se non quello di annullare le persone con utero fintanto che non siano ascrivibili all’unico ruolo ritenuto socialmente consono: quello di madre.

Gravidanze forzate e aborti illegali

L’imposizione della maternità è il grave rischio diretto derivante dalla revoca della sentenza del ’73, la creazione di una struttura legislativa diffusa in più Stati, capace di restringere ulteriormente i diritti delle donne sul proprio corpo. Il New York Times ha stilato una mappa che mostra quali e quanti stati renderebbero impossibile per i propri cittadini abortire. La mappa è una rappresentazione delle ricerche compiute in concerto dal Middlebury College, University of California, San Francisco e Guttmacher Insititute, e restituisce in forma grafica l’allarmante dato per cui dall’indebolimento o dalla revoca di Roe vs Wade, il numero di interruzioni di gravidanza legali diminuirà del 14%.

Agli occhi della propaganda anti-abortista, quel 14% probabilmente si dispiega come un 14% in più di nascite e famiglie serene, ma nella realtà prospetta un aumento di aborti clandestini, danni alla salute mentale e fisica delle persone costrette a portare avanti le gravidanze, problemi finanziari e sociali. La restrizione dell’accesso a un aborto legale e sicuro, condotto in strutture ospedaliere con personale medico specializzato, si traduce in una violazione del diritto alla vita.

Secondo l’OMS, ogni anno il 13% delle morti materne è dovuta ad aborti non sicuri. Un 13% che rispecchia solamente i casi riportati, non quelli nascosti complice lo stigma sociale attribuito alla pratica abortiva. Il fatto stesso che la casistica rientri nelle morti materne è indicativo della connotazione erronea dell’aborto che, di nuovo, lo pone come una questione relativa al feto e non a chi decide di abortire.

La California si propone come safe space per l’aborto

Le prospettive per gli Stati Uniti sono cupe, e alcuni stati si preparano a diventare zone sicure in cui accogliere le persone. È il caso della California che, come riporta il Los Angeles Times :

Le cliniche della California e i loro alleati al governo, mercoledì hanno rivelato un piano per rendere lo stato un “santuario” per coloro che cercano cure riproduttive, compreso possibilmente il pagamento di viaggio, alloggio e procedure per persone di altri Stati.

Sistemi di compensazione, questi, che dovranno però scontrarsi con il limite geografico determinato dall’ampiezza degli Stati Uniti, unito alla collocazione demografica delle fasce di popolazione più povere, espulse dai centri urbani e quindi, dalla mobilità più accessibile.

Conseguenze oltre gli Stati Uniti

Le conseguenze, però, non saranno solo un affare americano. Gli Stati Uniti, infatti, sono ancora presi a modello come sistema e le alleanze, o le prospettive di alleanza, potrebbero mettere in discussione il diritto all’aborto in molti Stati. Questo perché uno dei maggiori gruppi di potere negli USA è costituito dalla chiesa evangelista che, supportando i due candidati presidente, ma anche i singoli governi detiene un vero e proprio potere di agenda. Potere che potrebbe traslarsi senza troppe difficoltà nelle relazioni internazionali, portando il diritto all’aborto alla ghigliottina.

Il diritto all’aborto è già stato eroso da diverse legislature, come nell’emblematico caso della Polonia. Di poche settimane fa la notizia della morte di Izabela Sajbor, lasciata morire perché i medici, nel rispetto della nuova legge antiabortista, hanno preferito attendere la morte naturale del feto piuttosto che praticare un aborto salvavita.

Gli Stati Uniti, già nel 2019, sotto l’amministrazione Trump, avevano dichiarato che non esiste un diritto internazionale all’aborto. Questa affermazione si traduce nel tentativo di impedire l’erogazione della pratica anche da parte di quegli enti preposti a fornire aiuto umanitario. Gli Stati Uniti, d’altronde, detengono uno straordinario quanto impari potere all’interno di alcune istituzioni internazionali, spesso le stesse che debbono fornire servizi e aiuti in zone di guerra. Ciò, unitamente alla pressione politica esercitabile da Washington, si somma alla crescente ondata repressiva che, dal 2008, sta alimentando politiche destre e discriminatorie in cui le violazioni dei diritti umani sono una costante.

Cos’è davvero il diritto all’aborto?

Negli Stati Uniti, come nel mondo, la battaglia sull’aborto legale è una battaglia per il riconoscimento dell’indipendenza delle donne. Negando il diritto all’aborto, proponendo alternative come l’adozione post gestazione in maniera coatta, si nega la possibilità per una donna, e per tutte le persone aventi l’utero, di scegliere se e quando portare a termine una gravidanza.

La gravidanza è un evento dalle importanti connotazioni, riempie 9 mesi di un arco vitale e prospetta cambiamenti fisici e psicologici notevoli. Se avviene come scelta è una determinazione del sé. Se deve essere esperita in funzione di una negazione di diritti diventa una violenza fisica e psicologica pervasiva, capace di lasciare strascichi e dolori spesso nemmeno considerati dai sistemi sanitari.

Inoltre, negare l’accesso a un aborto legale e sicuro è un rischio per tutte le persone non binarie e trans le cui esperienze con la medicina risultano essere particolarmente traumatiche anche in assenza di imposizioni di tale natura. Ciò che verrà deciso dalla Corte Suprema avrà ripercussioni in tutto il mondo. Se Roe v. Wade dovesse cadere, il giubilo della politica misogina troverà finalmente sfogo e appoggio. Lungo le vie autostradali non sarà insolito leggere cartelli che suggeriscono che il feto potrebbe essere un futuro Gandhi od Obama, come avviene ora lungo le strade dello stato del Mississipi.

Nei riquadri dei finestrini entreranno immagini di cuccioli di foca che sostengono rosei feti e invitano le donne a salvare i piccoli umani, a diventare madri in quanto massima gioia.

Save-baby-humans

Non è un caso che su quei cartelli la prospettiva di successo fosse un Gandhi o un Obama, in un mondo anti abortista una donna è solo un recipiente, un passaggio spaziale, capace di creare uomini, destinati al potere e alla memoria, o altre donne che un giorno dovranno essere forzatamente madri. 

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