Beatrice Venezi è una delle poche donne al mondo a ricoprire il ruolo di direttrice d’orchestra: una professione che per secoli è stata riservata esclusivamente agli uomini.

Classe 1990, Venezi è Direttrice Principale Ospite dell’Orchestra della Toscana e Direttrice Principale dell’Orchestra Milano Classica, e ha avuto la possibilità di lavorare con alcune delle più prestigiose orchestre internazionali. Il 3 dicembre 2021 è uscito Heroines, il suo ultimo album, dedicato all’empowerment femminile.

Il disco racchiude in sé brani, sinfonie e suite per orchestra tratte dalle più famose opere dedicate a protagoniste femminili come Lady Macbeth, Giovanna D’arco, Isotta, Medea e molte altre. Venezi ha definito il suo lavoro come “antidoto al politically correct“: in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano ha spiegato cosa significa:

“Queste donne e queste eroine e anti-eroine hanno in comune la tenacia, perseveranza, il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo ma anche la resilienza per parlare fuori dal coro e agire fuori dalle convenzioni della società. Non temono il giudizio sociale e l’emarginazione, sono consapevoli delle conseguenze, pronte a pagarne il prezzo. Pensiamo di essere più liberi che mai, ma non lo siamo e dobbiamo stare attenti anche a come si pronunciano le parole, per non offendere qualcuno, nessuno lo vuole fare. Però è vero che siamo giudicati per qualsiasi parola che diciamo. Quindi queste donne ci ricordano la potenza della libertà”.

La direttrice ha poi parlato di come, nella società di oggi, le donne facciano ancora troppa fatica a esprimersi e a trovare il proprio posto. E di come, nonostante i fiumi di parole che ogni giorno si spendono su queste tematiche, non si sia ancora raggiunto alcun risultato concreto. Le donne, infatti, continuano a guadagnare meno degli uomini, a essere costrette a scegliere tra carriera e famiglia, a chiedere aiuto senza riceverne quando sono vittime di violenza. “Le donne spesso e volentieri non hanno la reale libertà di autodeterminarsi e lo vediamo dalle piccole cose di tutti i giorni […]. Siamo ancora oggi vessate in una società che pende a vantaggio degli uomini“.

Nel corso dell’intervista, Beatrice Venezi ha affrontato un altro argomento che la tocca personalmente e che influisce sul suo lavoro: l’essere una professionista affermata, una donna di talento e, contemporaneamente, l’essere bella.

“Mi ha creato problemi e continua a creare dei problemi al lavoro. Spesso quando mi interfaccio con una orchestra percepisco della diffidenza. Magari pensano “ma questa ha la metà dei miei anni, che vuole”, e via dicendo. […] La bellezza non toglie nulla alla professionalità. A volte sono le donne stesse a giudicare altre donne. Come se una donna che cura il proprio aspetto non possa fare anche formazione e cultura. La donna di cultura – nell’immaginario collettivo – deve essere una donna trasandata per forza. Questo è un retaggio culturale retrogrado”.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!