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Diritto di soggiorno al coniuge gay, sentenza storica della Corte di Giustizia UE

Una nuovo riconoscimento delle nozze gay arriva con una sentenza storica de la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha di fatto riconosciuto i matrimoni tra persone dello stesso sesso riconoscendo il diritto di soggiorno al coniuge.
Diritto di soggiorno al coniuge gay, sentenza storica della Corte di Giustizia UE

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea di fatto riconosce i matrimoni gay e le unioni omosessuali con una sentenza storica che riguarda le regole sulla libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione. I giudici della corte con sede in Lussemburgo infatti hanno stabilito che ogni paese Ue deve concedere il diritto di soggiorno al coniuge omosessuale di un cittadino europeo, indipendentemente dalla sua nazionalità.

Questo diritto di soggiorno, secondo quando ha decretato la Corte, dovrà essere concesso anche nel caso in cui gli Stati non riconoscano le unioni omosessuali: 

Anche se gli Stati membri sono liberi di autorizzare o meno il matrimonio omosessuale, essi non possono ostacolare la libertà di soggiorno di un cittadino dell’Unione rifiutando di concedere al suo coniuge dello stesso sesso, cittadino di un Paese non UE, un diritto di soggiorno derivato sul loro territorio. (…) La nozione di “coniuge”, ai sensi delle disposizioni del diritto dell’Unione sulla libertà di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, comprende i coniugi dello stesso sesso.

I giudici sono stati chiamati ad esprimersi sul caso di Relu Adrian Coman, cittadino rumeno, e di Robert Clabourn Hamilton, cittadino americano, che hanno convissuto per quattro anni negli Stati Uniti prima di sposarsi a Bruxelles nel 2010. I due nel 2012 si trasferirono in Romania dove Robert ha chiesto il diritto di soggiornare legalmente per un periodo superiore a tre mesi. L’uomo si è visto respingere la richiesta in quanto non poteva essere qualificato in Romania quale “coniuge” di un cittadino dell’Unione, dato che tale Stato non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La coppia ha iniziato così l’iter giudiziario per far valere i propri diritti fino ad oggi, 5 giugno, quando è stata promulgata la storica sentenza della Corte Europea. Perché questa diventi effettiva la Corte rumena dovrà convalidarla, la Romania ha l’obbligo di procedere secondo quanto deciso dai giudici europei. 

I giudici europei sottolineano comunque che:

è fatto obbligo per uno Stato membro di riconoscere, ai soli fini della concessione di un diritto di soggiorno derivato a un cittadino di uno Stato non-UE, un matrimonio omosessuale contratto in un altro Stato membro conformemente alla normativa di quest’ultimo. (…) Tale obbligo non impone a detto Stato membro di prevedere, nella sua normativa nazionale, l’istituto del matrimonio omosessuale. Inoltre, un simile obbligo di riconoscimento ai soli fini della concessione di un diritto di soggiorno.

Ogni Stato membro quindi è sovrano sull’istituto del matrimonio omosessuale, l’Unione non ha il diritto di vincolare ogni singolo Stato sul riconoscimento delle coppie omosessuali ma ogni Stato membro è obbligato a riconoscer il diritto di soggiorno a un cittadino non-Ue sposato, in un stato dell’Unione, con un cittadino dello stesso sesso Ue.

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