Sta arrivando El Niño: siamo davvero vicini alla fine del pianeta Terra?

Se ne sta parlando moltissimo negli ultimi giorni, ma quali conseguenze può avere davvero il fenomeno in Italia e nel resto del mondo?

Negli ultimi giorni i meteorologi stanno parlando in toni molto preoccupati dell’arrivo di El Niño, ma ai più l'”identità” di questo fenomeno è presocché sconosciuta; così, fra previsioni e timori che arrivano a mettere in dubbio persino la sopravvivenza stessa del nostro pianeta, è facilissimo scatenare il panico nelle persone.

Ma che cos’è davvero El Niño?

Parliamo di un fenomeno climatico naturale che nasce nell’Oceano Pacifico tropicale, ma le cui conseguenze possono farsi sentire a migliaia di chilometri di distanza. Il riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale modifica infatti la circolazione atmosferica e può cambiare la distribuzione delle piogge, delle temperature e degli eventi estremi in diverse parti del mondo.

Il fenomeno torna oggi sotto osservazione anche alla luce delle previsioni sul suo possibile rafforzamento nei prossimi mesi, in un pianeta che è già interessato dal riscaldamento globale. La combinazione dei due fattori potrebbe rendere ancora più delicata la situazione climatica nel 2027.

El Niño è una delle due fasi principali del cosiddetto ENSO, El Niño-Southern Oscillation, una variazione periodica delle condizioni atmosferiche e oceaniche del Pacifico tropicale.

Durante un episodio di El Niño, le acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale diventano più calde del normale. Questo avviene perché cambiano i normali equilibri tra oceano e atmosfera e si indeboliscono gli alisei, i venti che normalmente spingono le acque superficiali calde verso l’area occidentale del Pacifico.

Il calore accumulato nell’oceano viene così redistribuito e può influenzare l’atmosfera su scala molto ampia.

Il fenomeno non è quindi semplicemente un’ondata di caldo nell’Oceano Pacifico: è una complessa interazione tra oceano e atmosfera capace di modificare il clima in regioni molto lontane dall’area in cui ha origine.

Perché il Pacifico caldo può cambiare il clima

L’acqua oceanica più calda favorisce una maggiore evaporazione. Nell’atmosfera viene quindi immessa una quantità maggiore di vapore acqueo, che rappresenta una fonte importante di energia per i fenomeni meteorologici.

Quando l’aria calda e ricca di umidità sale e incontra condizioni atmosferiche favorevoli, può alimentare moti convettivi molto intensi, con lo sviluppo di grandi sistemi nuvolosi, temporali e, in determinate aree, cicloni tropicali.

È una sorta di enorme trasferimento di energia dall’oceano all’atmosfera.

Per questo El Niño può modificare la posizione e l’intensità delle precipitazioni e delle aree di alta e bassa pressione, producendo effetti differenti a seconda della regione del mondo interessata.

A preoccupare gli esperti sono soprattutto caldo estremo, siccità e piogge intense, che El Niño potrebbe portare, ma c’è da dire che i suoi effetti non sono uguali ovunque.

In alcune aree può aumentare il rischio di temperature superiori alla media e siccità, mentre in altre può favorire precipitazioni particolarmente abbondanti e il rischio di alluvioni; il fenomeno può inoltre influenzare l’attività dei cicloni tropicali e la distribuzione delle tempeste.

Una delle caratteristiche più importanti è quindi proprio questa: El Niño non significa semplicemente “più caldo dappertutto”. Il suo effetto dipende dalla regione, dalla stagione e dall’interazione con altri fenomeni atmosferici e oceanici.

El Niño e riscaldamento globale: perché la combinazione preoccupa

El Niño è un fenomeno naturale e non è causato dal cambiamento climatico prodotto dalle attività umane. Tuttavia, può sommarsi agli effetti del riscaldamento globale.

Il pianeta si trova già su una traiettoria di aumento delle temperature e un episodio particolarmente intenso di El Niño può aggiungere ulteriore calore al sistema climatico.

È anche per questo che gli scienziati osservano con attenzione l’evoluzione del fenomeno: un forte El Niño può contribuire a rendere più probabile il raggiungimento di nuovi record di temperatura globale.

Le previsioni che parlano di un possibile “Super El Niño” devono però essere interpretate con cautela. L’intensità effettiva del fenomeno e le sue conseguenze non possono essere stabilite con certezza assoluta con molti mesi di anticipo.

Cosa può succedere in Europa e in Italia

Anche l’Europa può risentire, direttamente o indirettamente, delle modifiche alla circolazione atmosferica associate a El Niño.

Gli effetti sono più difficili da prevedere rispetto ad altre zone del pianeta e non è possibile dire che ogni singolo evento meteorologico in Europa sia provocato da El Niño, che comunque può contribuire a modificare le probabilità di determinate condizioni atmosferiche, comprese anomalie di temperatura e precipitazione.

Per l’Italia questo significa che nei prossimi mesi sarà necessario osservare l’evoluzione delle configurazioni atmosferiche senza attribuire automaticamente a El Niño ogni ondata di caldo, periodo siccitoso o episodio di pioggia intensa.

Tra le regioni che potrebbero essere interessate dagli effetti di un El Niño particolarmente intenso c’è anche l’Himalaya, una delle aree più sensibili al cambiamento climatico.

Qui l’aumento delle temperature può contribuire alla fusione dei ghiacciai e alla destabilizzazione di ghiacci, pendii e laghi glaciali, con conseguenze potenzialmente devastanti, come testimoniato dalla recente catastrofe avvenuta lo scorso 26 agosto al confine tra Nepal e Tibet, dove una massa di ghiaccio e roccia si è staccata dalle montagne dell’Himalaya, provocando una valanga di ghiaccio e detriti che ha raggiunto il fiume Lhende Khola, sbarrandola e provocandone una piena che, confluendo nei fiumi Bhote Koshi e Trishuli, ha travolto villaggi, strade, ponti, abitazioni e infrastrutture.

A questo proposito, tuttavia, occorre precisare che non ci sono al momento elementi sufficienti per attribuire direttamente il disastro a El Niño.Il fatto che nell’area si siano registrate temperature anomale non dimostra infatti che queste siano state provocate dal fenomeno.

La regione himalayana sta già affrontando gli effetti del riscaldamento globale, con ghiacciai che stanno perdendo massa e una crescente instabilità di ghiacci, permafrost e laghi glaciali.

Secondo gli esperti, un El Niño classico può essere associato a temperature più elevate nell’Himalaya durante l’estate successiva al suo picco e a una stagione dei monsoni più secca. Questo potrebbe significare meno precipitazioni e ulteriore stress per le riserve di ghiaccio.

Ma lo scenario può cambiare se il fenomeno dovesse evolvere successivamente nella sua fase opposta, La Niña, che in alcune circostanze può favorire un aumento delle precipitazioni nella regione.

Cosa potrebbe succedere nel 2027

Uno degli aspetti che stanno attirando maggiormente l’attenzione riguarda il possibile effetto di El Niño sulle temperature globali del 2027.

Se il fenomeno dovesse raggiungere un’intensità particolarmente elevata e coincidere con il continuo riscaldamento del pianeta, potrebbe contribuire a spingere ulteriormente verso l’alto la temperatura media globale.

Questo non significa però che sia già possibile affermare che il 2027 sarà necessariamente l’anno più caldo mai registrato.

Si tratta di uno scenario previsionale, la cui probabilità dipenderà dall’evoluzione effettiva di El Niño, dalle condizioni oceaniche e atmosferiche e dagli altri fattori che influenzano il clima globale.

El Niño e La Niña: qual è la differenza

El Niño e La Niña rappresentano le due fasi opposte dell’ENSO.

Durante El Niño, le acque superficiali del Pacifico tropicale centrale e orientale risultano insolitamente calde.

Durante La Niña, invece, le stesse aree tendono a essere più fredde della media.

Entrambi i fenomeni possono modificare la circolazione atmosferica e influenzare il clima globale, ma producono generalmente effetti differenti sulla distribuzione di temperature e precipitazioni.

Tra un episodio e l’altro può esserci una fase neutra, nella quale non prevale né El Niño né La Niña.

La questione centrale, quindi, non è soltanto capire quanto sarà forte il prossimo El Niño; il punto è che un fenomeno climatico naturale come El Niño oggi si inserisce in un sistema già profondamente modificato dal riscaldamento globale.

Questo significa che lo stesso fenomeno naturale può produrre conseguenze diverse rispetto al passato perché parte da condizioni di base caratterizzate da temperature oceaniche e terrestri più elevate.

Per questo gli scienziati monitorano con attenzione le temperature del Pacifico, l’umidità atmosferica, i venti e l’evoluzione dell’ENSO.

El Niño non determina da solo il futuro del clima del pianeta, ma può rappresentare un importante moltiplicatore delle anomalie climatiche in un momento in cui il sistema terrestre è già sottoposto a una forte pressione.

La sua evoluzione nei prossimi mesi sarà quindi fondamentale per capire quanto il 2027 potrà essere caldo e quali aree del mondo saranno maggiormente esposte a siccità, precipitazioni intense, ondate di calore e altri eventi meteorologici estremi.

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