Per Jandyra dos Santos Cruz, mutilata e data alle fiamme dopo un aborto clandestino

In Brasile il diritto all'aborto è praticamente inesistente, e le donne si rivolgono spesso alla clandestinità, spesso pagando con la vita, affidandosi a vere e proprie organizzazioni criminali. Come nel caso di Jandyra Magdalena dos Santos Cruz, smembrata e data alle fiamme per non essere identificata.

Il diritto all’aborto, in Brasile, non solo è riservato a pochissime circostanze eccezionali – stupro, pericolo di vita per la madre e mancato sviluppo di cranio o cervello del feto – ma anche in quei casi è sempre e comunque oggetto di proteste, resistenze e ostilità da parte dei gruppi estremisti pro-choice e religiosi (non dimentichiamo che il Paese presenta una delle più nutrite comunità cattoliche del mondo).

La prima conseguenza è che le donne, pur di interrompere la gravidanza, ricorrono agli aborti clandestini, spesso affidandosi a gruppi criminali senza scrupoli; in questo senso fece storia, nel 2015,  il caso di Jandyra Magdalena dos Santos Cruz, ritrovata in un’auto carbonizzata a Campo Grande, mutilata e smembrata per impedirne l’identificazione. Alla ragazza sono state amputate braccia, gambe e le sono stati tolti i denti.

Secondo le indagini svolte dalla polizia, dos Santos Cruz, assieme ad altre due donne, avrebbe dovuto essere accompagnata ad abortire dal dottor Carlos Augusto Graça de Oliveira, medico senza licenza a cui avrebbe pagato la cifra di 4500 dollari; gli inquirenti sospettano che la ragazza abbia avuto delle complicazioni fatali durante l’aborto, fino a morire, e che la banda, capeggiata da Rosemere Aparecida Ferreira, avrebbe deciso di sfigurarla per non essere collegata in alcun modo a lei. Chi provoca l’aborto, secondo la legge del 1940, rischia fino a quattro anni di carcere, ma la pena raddoppia in caso di morte della gestante.

Dos Santos Cruz era già madre di due bambini, ma non poteva permettersi di mantenerne un terzo, perciò ha scelto la strada dell’aborto, nonostante la famiglia abbia provato a convincerla del contrario.

Abbiamo cercato di convincere Jandyra a non farlo – ha raccontato la sorella Joyce dos Santos Cruz al Guardian – Ma pensava di non avere altra scelta. In quel momento di disperazione, ha preso questa decisione difficile. Penso che dovrebbe esserci una legge che dice che dopo due figli le donne si sottopongano alla chiusura delle tube. Due figli sono sufficienti.

In effetti, Jandyra dos Santos Cruz aveva chiesto che le venissero chiuse le tube già a 18 anni, ma la sua richiesta era stata respinta: in Brasile la sterilizzazione è consentita, dal servizio sanitario pubblico, solo se si hanno più di 25 anni, se si hanno già due figli e se c’è il consenso del marito. E la sorella della ragazza parla di un problema culturale, dove la disparità fra uomini e donne è evidente e dannosa.

È una cultura in cui donne e uomini hanno relazioni diverse; è una cosa normale fare sesso. Ma poi gli uomini abbandonano le donne.

Di certo la legge, ferma al 1940, e il rifiuto categorico del presidente Bolsonaro a ogni proposta di modifica arrivata dai gruppi femministi, non impedisce alle donne di abortire, solo che per farlo sono costrette a rivolgersi alla clandestinità, con tutti i rischi e le conseguenze del caso.

Secondo un vecchio articolo del Guardian gli aborti clandestini, nel Paese, sarebbero ogni anno più di un milione, con oltre 200 mila ricoveri per complicanze; 200, invece, le vittime all’anno. Tuttavia, il numero potrebbe essere a malapena indicativo della reale portata del problema, in quanto molte famiglie, ovviamente, rifiutano di dichiarare i casi di aborti clandestini (la pena è fino a tre anni di reclusione, che aumenta di un terzo nei casi di lesioni fisiche della gestante), per non parlare di quei casi in cui le bande ciminali che si occupano di gestire il mercato nero degli aborti illegali fanno letteralmente sparire le donne che restano uccise durante le operazioni, così da non risultare rintracciabili in alcun modo, proprio come nel caso della povera Jandyra Magdalena dos Santos Cruz.

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