A chi dice che è “colpa delle donne” se dei bulli criminali hanno ucciso Willy - Roba da Donne

La drammatica vicenda dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte ha, tra le tante cose, dimostrato una tendenza quasi atavica del nostro Paese: cercare la colpa nei posti sbagliati.

Così, se da un lato c’è stato chi ha invocato addirittura la chiusura delle palestre di MMA, considerate la causa principale della violenza dei presunti assassini, c’è chi è riuscito persino a far ricadere la colpa sulle donne. Esatto: in un fatto di cronaca in cui non vi è nemmeno l’ombra di una donna, alcuni intellettuali della rete sono riusciti lo stesso a coinvolgerle, per metterle alla gogna, chiaro.

Chi era davvero Willy Monteiro Duarte, per i parenti degli assassini “solo un immigrato”

Si trattasse solo di qualche commento sporadico di incel in cerca di attenzioni, ci sarebbe da sorvolare, ma se queste tesi si raggrumano in interi articoli lanciati con aria di professionalità, allora due parole vanno spese, anche se eviterò accuratamente di dare risalto a questi giornalisti.

E lo faccio da uomo, perciò non sono “influenzato dai miei ormoni uterini”. Anche se lo penseranno lo stesso.

La tesi a sostegno delle responsabilità femminili nell’omicidio di Colleferro è che fan presto le femministe (termine usato in senso lato per indicare le donne che osano alzare la voce) a etichettare i quattro sospettati come dei bulli, criminali e violenti, perché quei quattro erano fatti così, proprio per compiacere le donne stesse.

Basta sfogliare gli account Instagram dei presunti assassini per rendersene conto, dicono. Sotto foto di muscoli, tatuaggi e ghigni duri (sempre in compagnia di numerose femmine) è infatti tutto un brulicare di like del “gentil sesso”. E ciò, sempre per questi luminari, sarebbe sufficiente per far crollare l’intero castello di carte del “messaggio femminista”.

Insomma: colpa vostra se gli uomini si trasformano in belve feroci, perché a voi le belve piacciono. Questione di istinti primordiali, dicono, le donne lo sanno qual è il cacciatore migliore.

Già qui si potrebbe dedurre che gli uomini che pensano in questo modo hanno davvero poca stima del proprio genere: così inetto da non avere una volontà propria. Noi uomini a quanto pare siamo creature destinate ad adattarci ai gusti femminili, non abbiamo altra scelta, nemmeno quando quei gusti potrebbero trasformarci in assassini. È un fatto, dicono, basta osservare la realtà.

E la realtà è che in parte hanno ragione, non lo nego certo: lo stile di vita dei quattro presunti assassini, dedito all’apparenza virile e al machismo ostentato, è uno di quelli che potrebbe affascinare tante donne (anche se molte meno di quanto pensino gli incel e, anche qui, basterebbe osservare la realtà per rendersene conto).

Ho già parlato in questo articolo di quanto siano ridicole le tesi che riducono i rapporti uomo-donna a meri fattori ormonali e biologici, a testosterone contro estrogeni. Eppure, probabilmente è vero che alcuni uomini inseguono uno stile di vita violento perché aiutati anche dall’apprezzamento femminile che ricevono (o pensano di ricevere), ma questo non fa assolutamente crollare “il castello di carta” del femminismo, anzi.

Chi credete ci abbia insegnato che solo questo modello di “vero uomo” sia sexy? La biologia? Il collegamento “addominali scolpiti” uguale “migliori capacità di procacciarsi il cibo durante la caccia al mammut”?

È sempre lui il grande burattinaio che tira le fila di buona parte del nostro modo di essere: il patriarcato. Il vero nemico delle femministe (stavolta usato correttamente) e non gli uomini.

Sono secoli di indottrinamento patriarcale che hanno portato molte persone a considerare più o meno attraenti certe tipologie di comportamento. E svincolarsi da queste catene è proprio l’obiettivo del femminismo. Quindi in che modo i like delle donne sotto i selfie degli addominali smentiscono questa lotta?
Così come ci sono uomini femministi, ci sono anche donne maschiliste. Il sottolineare l’esistenza di quest’ultime non leva una briciola di dignità alla lotta femminista. Semmai la conferma. Inoltre, decidere a chi attribuire la responsabilità di un omicidio in base a qualche like su Instagram è di una superficialità disarmante.

È da primitivi (questo sì) giudicare il mondo solo in base alla dicotomia uomo/donna: i maschietti da Marte e le femminucce da Venere, due mondi incompatibili. È ora di uscire dalla caverna e magari mettersi ad ascoltare, davvero, le donne. Tutte, anche quelle che un uomo manco lo vogliono. Chissà quanto ci rimarrebbero male gli “istinti primordiali”.

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