Ieri vi abbiamo raccontato di un post in cui la giovane attrice Matilda De Angelis raccontava di soffrire di ansia da tre anni; lo abbiamo fatto perché, trattandosi di un personaggio pubblico, abbiamo pensato che le sue parole volessero servire a sensibilizzare sull’argomento e a far sentire chi soffre della stessa problematica meno solo, esattamente come Aurora Ramazzotti ha fatto rispetto alla sua pelle imperfetta o Paola Turani sul discorso della stanchezza dovuta alla maternità (per cui ha ricevuto decine di critiche ingiustificate).

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Oggi il post di De Angelis non compare più sul suo Instagram, e la prima domanda che apparentemente ci si potrebbe porre è: perché?

Come detto, essere un personaggio pubblico, con un profilo Instagram pubblico, non solo espone irrimediabilmente alla possibilità che quanto si condivide venga ripreso e ricondiviso dai media, ma  lascia implicitamente anche percepire l’idea che se si parla di determinati argomenti lo si faccia perché ci se ne voglia fare portavoci e quindi, in qualche maniera, educare o informare rispetto al tema, proprio in virtù di quella popolarità che rende senz’altro più ampio e variegato il bacino di utenza cui ci si propone.

Tuttavia le ragioni di Matilda De Angelis rispetto alla scelta di rimuovere il post sono piuttosto chiare, peraltro ben spiegate da lei in una successiva storia Instagram.

 

Nel riportare la notizia immancabilmente c’è stato chi ne ha “approfittato” per strumentalizzare il tutto, anche con titoli da puro clickbait, ed è esattamente questo che De Angelis ha criticato: non la diffusione in sé della notizia, ma la sua spettacolarizzazione, cosa che spesso è diventata abitudine del giornalismo italiano.

Citiamo alcuni titoli comparsi sulla notizia:

Matilda De Angelis in lacrime su Instagram confessa la sua malattia: ‘Soffro d’ansia da tre anni’.

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Visto che le parole hanno sempre un peso, è chiaro che usarle in un certo modo distorca facilmente il senso del discorso o la sua contestualizzazione, in virtù di una maggiore drammatizzazione che sicuramente fa guadagnare click e interesse, ma molto spesso devia, in tutto o in parte, dal senso originale con cui un post è stato pubblicato o certi discorsi sono stati affrontati. È comprensibile, quindi, la scelta di Matilda De Angelis che, di fronte alla strumentalizzazione di un suo sfogo che poteva – e doveva – essere recepito in tutt’altro modo affinchp fosse realmente utile per qualcuno, ha preferito fare un passo indietro e lasciare che a parlare (male) della sua ansia fossero gli altri, non lei.

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