Mia, la bimba nata tra i bombardamenti di Kiev: "Difendiamo la vita e l'umanità"

Hanna Hopko, presidentessa di Democracy in Action, ha diffuso sui social le foto di due neonati, che sono venuti alla luce nel momento più buio della storia dell'Ucraina e che sono diventati simbolo di speranza.

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, i missili russi sono arrivati a Kiev, la capitale di un’Ucraina ormai sotto assedio. Sono immagini strazianti quelle che arrivano da tutto il Paese: un palazzo interamente sventrato, migliaia di persone in fuga, bombe che cadono sulla città. Ma una in particolare ci ha ricordato di come il miracolo della vita non si fermi mai, neanche nei momenti più bui: in un rifugio antiaereo è nata una bambina, Mia.

A diffondere la foto, che ritrae la neonata in braccio alla madre (una giovane donna di 23 anni), è stata Hanna Hopko, presidentessa della conferenza Democracy in Action. Lo ha fatto con un post sulle sue pagine social, che in poche ore ha fatto il giro del mondo, e che è un vero e proprio inno alla vita.

“Mia è nata in un rifugio questa notte, in un ambiente stressante – il bombardamento di Kiev. Sua madre è felice e sta bene, nonostante sia stato un parto difficile. Quando Putin uccide gli ucraini, facciamo appello alle madri in Russia e Bielorussia per protestare contro la guerra in Ucraina. Difendiamo la vita e l’umanità!”,

ha scritto. Un messaggio di speranza, che arriva nel momento più drammatico della storia dell’Ucraina: la piccola Mia è diventata in poco tempo il simbolo di un intero popolo, che cerca con tutte le sue forze di resistere ad una guerra che nessuno riteneva necessaria, anzi.

Ma ad aver fatto il giro del mondo è anche un’altra foto, pubblicata sempre da Hanna Kopko: poche ore dopo la nascita della bimba, nei sotterranei di un ospedale di Kiev un’altra donna ha dato alla luce suo figlio. Questa volta si tratta di un maschio, nato in un letto d’emergenza perché la sala parto è stata distrutta dalle bombe. E, ancora una volta, Hopko ha raccontato sui social di come il pianto di un neonato abbia, anche solo per un istante, superato i boati delle bombe:

“Tre avvertimenti di pericolo al giorno. In mattinata la sparatoria di un isolato residenziale accanto all’ospedale. Ora, da qualche parte molto vicino alla cannonata. Nella sala ricevimento, i feriti. Intanto, nei sotterranei della maternità, in condizioni lontane da chi merita una nuova vita, il grido forte di un neonato…È un maschio!”.
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