Morte di Dafne Rebaudo, resta in carcere il compagno. La 30enne precipitata da un palazzo

Per l'omicidio della giovane resta in carcere il compagno 40enne. Tra i possibili moventi gli investigatori stanno indagando nel giro dello spaccio di droga.

Ha respinto ogni accusa Mohamed Trabelsi, il 40enne accusato dell’omicidio della fidanzata trentenne Dafne Rebaudo, precipitata dal palazzo di via dell’Archeologia 52, a Tor Bella Monaca, lo scorso 13 luglio.

Interrogato in carcere, dove si trova detenuto con l’accusa di aver ucciso la compagna, l’uomo ha dichiarato di essere innocente e ha negato di essere responsabile della sua morte. Le sue motivazioni, tuttavia, non hanno convinto il gip di Roma, che ha convalidato il fermo nei suoi confronti; troppi, secondo il giudice, gli elementi in contraddizione con il suo racconto e quelli raccolti dagli investigatori del Distretto Casilino, coordinati dalla Procura di Roma.

Fin dai primi rilievi sul luogo della tragedia, un dettaglio aveva attirato l’attenzione degli inquirenti: il corpo di Dafne Rebaudo è stato trovato a circa sei metri di distanza dalla verticale del palazzo, dopo una caduta da un’altezza di circa 27 metri. Un elemento che, secondo gli investigatori, potrebbe essere compatibile con una spinta e non con un gesto volontario.

Per chiarire la dinamica della caduta, la Procura disporrà nei prossimi giorni una perizia cinematica. Più complesso sarà invece stabilire se la giovane abbia riportato ferite prima della caduta, considerando la gravità dei traumi provocati dall’impatto con il suolo.

Quando era stato ascoltato inizialmente dalla polizia, Trabelsi avrebbe dichiarato di non trovarsi nel palazzo al momento della tragedia e di essere rientrato a casa intorno alle 5 del mattino, quando la compagna era già precipitata. Una versione che, secondo gli investigatori, sarebbe però stata smentita dalle immagini delle telecamere interne dell’edificio.

Nei filmati acquisiti agli atti dell’inchiesta, Dafne viene ripresa mentre sale verso la terrazza condominiale con una borsa e il cane. Trabelsi, invece, appare mentre si sposta più volte tra il terrazzo e l’appartamento al quinto piano che i due avevano iniziato a condividere da pochi mesi.

Tra le 4.45 e le 4.48, nella fascia oraria in cui la giovane è precipitata, le telecamere avrebbero ripreso l’uomo mentre scende le scale con la borsa della compagna e il cane al guinzaglio, che sembra opporre resistenza.

Anche durante l’udienza di convalida il 40enne, assistito dall’avvocata penalista Camila Belen Pennacchi, ha continuato a negare ogni responsabilità. Il gip, tuttavia, ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per confermare il fermo e disporre la permanenza in carcere.

Dafne Rebaudo è stata identificata soltanto una settimana dopo il ritrovamento del corpo. Gli investigatori sono riusciti a risalire alla sua identità dopo un sopralluogo nell’appartamento al quinto piano dove viveva con Trabelsi, un’abitazione che secondo gli inquirenti sarebbe stata frequentata anche da persone legate al consumo e allo spaccio di droga.

All’interno della casa gli agenti hanno trovato un cellulare Motorola viola appartenente alla giovane e una ricevuta relativa a una corsa in taxi pagata con la carta di credito della vittima.

Proprio dall’analisi del telefono gli investigatori sperano di ottenere informazioni utili per ricostruire le ultime ore di vita della 30enne e chiarire il possibile movente. Non viene escluso che la vicenda possa essere collegata al mondo della droga, considerati i precedenti e le difficoltà personali vissute sia dalla vittima sia dall’indagato.

La madre di Dafne, Laura, ha però escluso con decisione l’ipotesi del suicidio. “La mattina in cui è stata trovata morta aveva un appuntamento di lavoro – ha raccontato – Ne avevamo parlato poche ore prima: mi aveva detto che doveva sbrigare alcune pratiche. Chi vuole togliersi la vita non prende appuntamenti”.

Trabelsi sarebbe conosciuto come piccolo spacciatore, mentre la giovane aveva da tempo problemi di dipendenza, una condizione confermata anche dai familiari. Secondo la madre, l’uomo potrebbe aver fatto leva proprio sulla fragilità della ragazza per avvicinarla.

L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che tra i due sia nata una discussione sulla terrazza dell’appartamento e che Trabelsi abbia poi spinto la compagna, facendola precipitare nel vuoto.

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