
Morto Franco Baresi, per sempre il "Kaiser Franz" del Milan
L'ex calciatore e capitano rossonero era malato da tempo. Sui social il cordoglio del mondo dello sport.

L'ex calciatore e capitano rossonero era malato da tempo. Sui social il cordoglio del mondo dello sport.

Grande lutto nel mondo del calcio italiano; è morto a 66 anni Franco Baresi, ex capitano del Milan e bandiera della Nazionale italiana.
A dare l’annuncio proprio la società sportiva di cui per ben 20 stagioni ha indossato la maglia, l’AC Milan.
“La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi – si legge nel post pubblicato sull’account Instagram del club rossonero – Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un’ora così dura”.
Già nella giornata di ieri si era diffusa la notizia della scomparsa dell’ex numero 6 rossonero, smentita però ufficialmente dal Milan; nella mattinata del 31 luglio, però, purtroppo è arrivata la conferma della morte.
Baresi combatteva da tempo contro una malattia: nel 2025 si era sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione di un nodulo al polmone.
L’ultima apparizione pubblica, carica di emozione, risale al febbraio scorso, durante la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina. Sul prato di San Siro aveva fatto il suo ingresso con la fiaccola olimpica accanto a Beppe Bergomi: rivali per una vita nei derby tra Milan e Inter, ma uniti dall’amore per la maglia azzurra e da un legame di profondo rispetto.
San Siro è stata la sua casa. Per vent’anni ha indossato esclusivamente la maglia rossonera, trasformandola in una seconda pelle. Capitano del Milan per quindici stagioni, è rimasto il punto di riferimento assoluto per generazioni di tifosi, tanto da essere eletto “Milanista del secolo” in occasione del centenario del club. Dopo il ritiro, il Milan ha voluto rendergli omaggio ritirando la storica maglia numero 6, destinata a rimanere per sempre legata al suo nome.

In campo Baresi ha rivoluzionato il ruolo del libero. Elegante, intelligente e dotato di una straordinaria capacità di leggere il gioco, era maestro negli anticipi e, una volta recuperato il pallone, diventava il primo regista della squadra. Gianni Brera ne esaltava la “virile bellezza gladiatoria”, descrivendolo come uno dei difensori più completi della sua epoca.
La sua storia personale fu segnata presto dal dolore. Rimasto orfano a soli 14 anni, maturò in fretta. Debuttò in Serie A a 17 anni, nell’aprile del 1978 contro il Verona. In quegli anni veniva chiamato “Piscinin“, il “piccolino”, soprannome destinato a scomparire rapidamente. A credere subito nel suo talento fu Gianni Rivera, che lo prese sotto la sua protezione e ne intuì il futuro da campione.
Giovanissimo, divenne il leader della difesa rossonera, contribuendo alla conquista del decimo scudetto del Milan. E quando il club conobbe le amare retrocessioni del 1980 e del 1982, Baresi scelse di restare, dimostrando un attaccamento alla maglia ormai raro nel calcio. Nel 1982 faceva parte della Nazionale campione del mondo in Spagna, pur senza scendere in campo.
A soli 22 anni ereditò la fascia da capitano e iniziò una carriera destinata a entrare nella leggenda. Per il suo stile di gioco e la capacità di guidare la squadra dalla difesa fu soprannominato “Kaiser Franz”, in omaggio a Franz Beckenbauer, il suo idolo d’infanzia.
Con il Milan ha conquistato un palmarès straordinario: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro Supercoppe Europee e due Supercoppe Italiane. Ha attraversato alcune delle epoche più gloriose della storia rossonera, giocando con allenatori come Nils Liedholm, Arrigo Sacchi e Fabio Capello e condividendo il campo con fuoriclasse del calibro di Paolo Maldini e Marco Van Basten.
Nel 1989 sfiorò anche il Pallone d’Oro, chiudendo alle spalle proprio dell’attaccante olandese. In un’epoca in cui era impensabile che un difensore potesse vincere il premio, Baresi riuscì comunque a imporsi come uno dei migliori calciatori del mondo grazie alla sua visione di gioco e alla capacità di interpretare il ruolo in maniera moderna.
Con la Nazionale italiana conquistò il Mondiale del 1982 e, dodici anni più tardi, visse da protagonista la corsa fino alla finale di USA ’94. Tornato in campo in tempi record dopo un grave infortunio al ginocchio, guidò gli Azzurri fino all’ultimo atto contro il Brasile. Di quella notte di Pasadena resta l’immagine delle sue lacrime dopo la sconfitta ai rigori, uno dei momenti più intensi della storia del calcio italiano.
Oggi quelle lacrime sembrano appartenere a tutto il mondo del calcio, che saluta uno dei suoi più grandi campioni. Tanti i messaggi di cordoglio giunti per l’ex capitano rossonero, dalle società di Juventus, Roma, Inter, Genoa, fino a grandi campioni come Javier Zanetti, anche lui bandiera, seppur in epoca diversa, dell’altra squadra milanese, che ha pubblicato un commovente ricordo su Instagram.
“Il calcio italiano perde una delle sue leggende – ha dichiarato il presidente della Federcalcio Giovanni Malagò – un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra. Una scelta romantica, che lo ha fatto entrare di diritto nel cuore dei tifosi e di milioni di italiani. Lo ricorderemo come merita in occasione delle prossime partite della Nazionale, quella Nazionale per la quale ha sempre dimostrato un attaccamento eccezionale diventandone uno dei simboli più gloriosi”.

Giornalista, rockettara, animalista, book addicted, vivo il "qui e ora" come il Wing Chun mi insegna, scrivo da quando ho memoria, amo Barcellona e la Union Jack.
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