Il funerale del piccolo Carlo Mattia, morto soffocato al Pertini a 3 giorni dalla nascita mentre dormiva accanto alla madre, è stato celebrato con una settimana di ritardo perché il suo corpo era “irreperibile“.

Dopo aver eseguito l’autopsia, il 13 gennaio, la salma del neonato era stata spostata all’Umberto Isenza che i genitori venissero informati“, scrivono gli avvocati Alessandro Palombi e Michela Tocci nella denuncia presentata in procura dai genitori, come riportato da Repubblica.

I genitori, inoltre, si erano affidati a un’agenzia per organizzare il funerale del piccolo, ma quando l’agenzia ha richiesto i documenti per il rilascio della salma si è scoperto che il Pertini “non aveva comunicato all’anagrafe la richiesta di registrazione del neonato“.

I tempi della burocrazia hanno fatto tardare le celebrazioni di una settimana. Il funerale, molto intimo, è stato celebrato il 20 gennaio.

Nella denuncia presentata alla Procura, con le indagini in corso per omicidio colposo a carico di ignoti, emergono anche altri dettagli sulla gestione della tragedia da parte del Pertini.

Tornati a casa in lutto dall’ospedale tre giorni dopo il decesso (avvenuto l’8 gennaio), i genitori sono stati contattati dal reparto di Pediatria del Pertini che chiedeva conto di una visita saltata.

Mi chiedono chiarimenti per la mia assenza e quella del bambino alla visita. Mi hanno pure rimproverata…“, è il racconto della madre del piccolo, come riportato da Il Corriere. La donna ha dichiarato che l’accaduto è stato “sconcertante per la maniera in cui il personale non ha avuto la delicatezza necessaria per gestire la vicenda“.

Tre ore dopo la telefonata sono arrivate le scuse via mail della dottoressa Camilla Gizzi.

Sempre nell’esposto alla procura, la mamma del piccolo ha anche spiegato che era stato proprio il personale sanitario a suggerirle di tenere il neonato nel letto.

La donna, stremata dal travaglio e dal parto, aveva chiesto più volte aiuto perché il figlio piangeva molto e non sapeva come gestire la situazione. “Mi è stato suggerito dal personale di turno che, se il bambino avesse pianto, sarebbe stato opportuno tenerlo a letto con me“, ha raccontato.

Il consiglio, abbinato alla pregressa stanchezza, ha posto mio figlio di fronte a un rischio che si è purtroppo concretizzato“, ha concluso la donna.

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