"Raffa", il mito di Raffaella Carrà diventa un film

Icona pop e icona della comunità LGBTQIA+, ha saputo farsi amare dalle casalinghe come dai loro mariti, dal pubblico giovanissimo e dalle loro nonne: un successo fatto di trionfi e di tonfi, di crisi e di rinascite in nome di un'indipendenza e di una libertà a cui non ha mai abdicato.

Se non fosse la Carrà, chi vorrebbe essere?”, chiede Giovanni Minoli, nel 1985, in un’intervista a Raffaella Carrà per Mixer. “La Pelloni“, risponde al giornalista la “soubrette, cantante, ballerina, attrice, conduttrice televisiva, autrice televisiva e conduttrice radiofonica italiana”, come si legge in una definizione di Wikipedia da cui ben si evince la portata della sua carriera. È a lei, nata Raffaella Maria Roberta Pelloni (a Bologna nel 1943) che Daniele Luchetti ha dedicato il film Raffa, un omaggio appassionato diviso tra il personaggio pubblico e la persona nel privato.

Le tre ore di docu-serie, un titolo originale Disney+ prodotto da Fremantle, divise in tre capitoli ripercorrono cronologicamente la sua storia professionale, dai primi anni a Bellaria, sulla costa romagnola; terra di ballo e di gioia, ma soprattutto terra di “azdore“, termine con cui in dialetto romagnolo si intende la “reggitrice”, la padrona del focolare (erano affidati a lei i rituali che, nel passaggio da un podere all’altro, accompagnavano l’uscita dalla vecchia casa e l’entrata nella nuova: staccava la catena dal camino, punto focale e simbolo della casa e reggendola in mano saliva sul carro che avrebbe portato la famiglia alla nuova abitazione dove, come primo gesto, avrebbe attaccato la catena, prendendo così possesso della casa).

Non solo relegata alla sua capacità di stendere la pasta, quindi, ma vera e propria colonna portante della famiglia contadina. Certo non l’immagine dell’emancipazione femminile come la intendiamo oggi, ma antesignana delle tante donne imprenditrici di quella zona, di cui Raffaella Carrà, grande imprenditrice di sé stessa, è stata un esempio. È questa la teoria, affascinante, di una delle amiche di famiglia intervistate da Luchetti, che a ben guardare non sembra del tutto peregrina. Come non sembra affatto peregrina l’idea che la Carrà sia “cresciuta in una sorta di La La Land romagnola dove il liscio, il pop e il rock si sono mescolati e riversati nel suo intimo“, come ha spiegato il regista durante la presentazione del lungometraggio, trasformandola in una vera e propria eroina del piccolo schermo.

Icona pop e icona della comunità LGBTQIA+, ha saputo farsi amare dalle casalinghe come dagli uomini, da bambine e bambini e da adulti; ci voleva il Guardian, con l’articolo Raffaella Carrà: the Italian pop star who taught Europe the joy of sex uscito all’indomani della sua scomparsa, per ricordarci quanto ha fatto con il suo ombelico scoperto e il Tuca Tuca. Censurato dalla Rai, per sdrammatizzare quelle movenze ammiccanti che avevano suscitato così tanto clamore ci volle Alberto Sordi, durante una puntata di Canzonissima nel 1971, per abbattere un tabù che fino ad allora nell’Italia bigotta a trazione democristiana sembrava inossidabile: scritta da Gianni Boncompagni e da Franco Pisano, la canzone era ballata su una coreografia di Don Lurio che consisteva nello sfiorare toccare prima ginocchia, poi fianchi, poi spalle, poi la fronte dell’altro. Troppo libera e troppo autodeterminata la sua sessualità perché non fosse necessario l’intervento “salvifico” di un maschio per sdoganarla di fronte al pubblico.

Lei, indomita, tirò dritta, continuando a cantare senza rimorsi la gioia di “far l’amore da Trieste in giù“, di Luca, “insieme ad un ragazzo biondo“,  a far capire a letto “quello che vuoi“, a ballare “pazza, pazza, pazza su una terrazza“: la possessiva e gelosa Pelloni che padrona sempre di sé stessa ha portato nelle case degli italiani (ma anche degli spagnoli che forse l’hanno amata ancora più che in patria) il suo perenne sorriso.

Raffà
Raffaella Carrà nel 1985 (Credit Archivio Storico Giovanni Liverani)

Perché vedere Raffa

Un’agiografia che è una gioia tutta da gustare su grande schermo: nelle tre ore che volano tra brani cult, interviste, immagini di repertorio, si ripercorre non solo la carriera di Raffaella Carrà, dai primi sfortunati passi nel mondo del cinema al successo di Io Agata e tu e Milleluci fino alla consacrazione di Pronto Raffaella e Carramba che sorpresa, ma un pezzo di storia del Paese e del costume. Raffa snocciola di fronte al pubblico il cambiamento rivoluzionario in bianco e nero a opera di Enrico Rufini, costumista delle più importanti trasmissioni RAI anni Settanta, che osa scoprirle l’ombelico, fino al caleidoscopio di colori, forme, lustrini e paillettes di Luca Sabatelli che la veste da suora sexy, da domatrice con le piume, da astronauta, da poliziotta in divisa di pelle. “Non la vestivo perché piacesse agli uomini, ma perché piacesse a tutti: con la luccicanza“, spiega Sabatelli.

Se si cercano ombre nel personaggio, o nella persona, non è Raffa che si deve guardare; a Luchetti interessa snocciolare i tanti motivi e per cui la soubrette è diventata un’icona (“Non è una donna, è uno stile di vita“, ebbe a dire di lei Pedro Almodóvar) e per farlo chiama a raccolta amiche e colleghe, partner e collaboratori, da Barbara Boncompagni a Caterina Rita, da Tiziano Ferro a Emanuele Crialese e Fiorello, lasciando che siano i titoli dei giornali a dare il senso di quanto sia stata criticata e avversata in Italia, perché libera, perché indipendente, perché pagata profumatamente per il lavoro – sodo – che ha sempre svolto. A uscirne male, alla fine, sono solo gli uomini che non l’hanno amata abbastanza, il padre che l’ha abbandonata in fasce, i dirigenti e produttori che non l’hanno capita.

Le lacrime, la commozione, la voce rotta delle tante e tanti intervistati che l’hanno conosciuta e amata arrivano con sincerità. Su tutte, quelle di Nick Cerioni, celeberrimo stylist di alcune delle celebrità più in vista del momento (da Jovanotti ai Måneskin passando per Gianni Morandi e Laura Pausini) che spiega accorato perché la comunità LGBTQIA+ abbia trovato in lei un faro con le sue stesse parole: “Sono la bambola con cui vi hanno sempre impedito di giocare“.

Raffa
Un’immagine giovanile di Raffaella Carrà (Credit Italo Angelini)

Scheda del film su Raffaella Carrà

Il 18 giugno 2023 Raffaella Carrà, star indiscussa della tv italiana, avrebbe compiuto 80 anni: per celebrarne la carriera a due anni dalla scomparsa (è morta a Roma il 5 luglio 2021), esce al cinema, dal 6 al 12 luglio, Raffa, film diretto da Daniele Luchetti scritto da Cristiana Farina con Carlo Altinier, Barbara Boncompagni, Salvatore Coppolino e Salvo Guercio: un’opportunità per ripercorrere sul grande schermo, attraverso le voci e il racconto di chi l’ha conosciuta e con preziose immagini di repertorio, la vita, il carattere e il percorso artistico di una professionista che ha saputo entrare nell’immaginario collettivo con la sua energia dirompente.

Il film di Luchetti prova a scoprire chi si nascondeva dietro l’immagine della star italiana più famosa e amata all’estero, dietro i 60 milioni di dischi venduti, i successi televisivi, i film e le tournée internazionali. Simbolo di libertà e di parità tra i sessi negli anni Settanta, regina della tv pubblica negli anni Ottanta e icona LGBTQ+ negli anni Novanta. Riservata per natura e gelosissima del suo privato, Raffaella Carrà è stara una donna che ha lottato per affermarsi in un mondo di uomini, ma anche una donna che ha amato e sofferto. Raffa ne ripercorre la vita pubblica e privata, a partire dall’infanzia in Romagna segnata dall’abbandono del padre, fino al flirt “da copertina” con Frank Sinatra, i suoi due grandi amori, Gianni Boncompagni e Sergio Japino, il rimpianto per una maternità mancata, moltissimi trionfi e qualche insuccesso, crisi e rinascite.

Daniele Luchetti, noto per Il portaborse, La scuola, Mio fratello è figlio unico, Lacci, è affiancato da Luca Manes, Chiara Ronchini ed Emanuele Svezia al montaggio, Debora Vrizzi come autrice della fotografia, Brunella De Cola alla scenografia, Sonia Travaglia ai costumi. La musica è curata da Teho Teardo.

Raffa è distribuito al cinema in esclusiva da Nexo Digital.

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