"D’ora in poi chiamatemi Sapir Berman": la prima arbitra di calcio transgender

Sapir Berman è la prima arbitra transgender nella storia del calcio. Un passo importantissimo verso l'inclusività e la non discriminazione.

“Ecco, ho svelato la mia storia, da molti anni vivo nella consapevolezza di essere nata nel corpo sbagliato”.

Inizia così il post-confessione di Sapir Berman, ventiseienne arbitra del campionato di calcio israeliano, che ha rivelato di essere una donna transgender, e di voler essere riconosciuta con un’identità di genere femminile. La Federcalcio israeliana ha già fatto sapere di aver espresso pieno sostegno a Sapir, che pur essendo un’arbitra ritenuta “top” del campionato israeliano, negli scorsi mesi ha avuto un lungo periodo di assenza dovuto ai trattamenti ormonali cui si stava sottoponendo.

In un post pubblicato su Facebook Sapir racconta la sua storia e le sue sensazioni da donna nata in un corpo che non le è mai appartenuto, quello di un uomo di nome Sagi.

זהו, חשפתי את הסיפור שלי, במשך שנים רבות אני חיה בתחושה ובידיעה שנולדתי בגוף הלא נכון. הגוף הזה שהביא אותי להישגים בכל...

Pubblicato da Sapir Berman su Martedì 27 aprile 2021

Questo corpo che mi ha portato a traguardi in ogni ambito, mi ha fatto sentire quotidianamente a disagio con la mia anima – scrive – Un tale conflitto che non smette di sollevare punti interrogativi; ‘Cosa sento? Perché sono attratto dai dettagli dell’abbigliamento femminile? Ci sono altre persone che si sentono come me? La voglia di essere donna a un certo punto si fermerà? Tante domande e così poche risposte. Oggi so come rispondere alla maggior parte delle domande da sola. Oggi sono completa e sicura che il passo che ho fatto, circa sei mesi fa, sia stato un passo giusto e necessario per me.
E insieme a questo passo so che continuo a essere quella che sono, con gli stessi sogni, con le stesse ambizioni, naturalmente con gli stessi valori con cui sono cresciuta e con lo stesso grande amore per il campo di calcio e l’arbitraggio in particolare. Ho il potere di continuare ed essere ciò che sono sia durante il processo di transizione che dopo. Voglio ringraziare la mia famiglia che mi ha accettata da quando mi sono aperta a loro, gli amici più stretti che mi permettono di sentirmi donna vicino a loro, l’associazione calcio e l’unione arbitrale. Chiunque partecipi a questo processo merita un enorme grazie.
Non ho dubbi che nel tempo ci saranno anche difficoltà, ma con questo sostegno e i messaggi, che mi scaldano semplicemente il cuore, riuscirò a continuare la mia vita come ho scelto.
Vi amo, Sapi.

Perché si deve parlare di omobitransfobia

Del resto, anche durante la conferenza stampa allo stadio Ramat Gan, quartier generale della Federcalcio israeliana, Sapir ha spiegato

Mi sono sempre vista come una donna, fin dalla giovane età. In un primo momento non sapevo come definirlo, come chiamarlo, ma c’è stata sempre attrazione per il lato femminile e invidia verso le altre donne.

Con il tempo, finalmente, ha accettato semplicemente di essere ciò che è sempre stata, stabilendo un passo importantissimo per lo sport, ma anche per la società, israeliana, che è comunque tradizionalmente molto aperta verso la comunità LGBTQ+. La Federazione si sta infatti consultando sia con la Uefa sia con la Fifa per sapere come accogliere adeguatamente gli arbitri e arbitre transgender.

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