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Sofia: il sì alla cura a base di staminali

È finalmente arrivato il sì per Sofia, la bambina malata di leucodistrofia metacromatica, che potrà iniziare le cure staminali presso gli Spedali Civili di Brescia.
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Buone notizie! La piccola Sofia, affetta da leucodistrofia metacromatica, potrà essere sottoposta alle cure di staminali, presso gli Spedali Civili di Brescia. I genitori hanno atteso con ansia la telefonata che confermasse la possibilità di riprendere la terapia. 

Ieri sera, l’avvocato dell’Ospedale di Brescia ha chiamato il legale della famiglia: entro le 48 ore Sofia sarà ricoverata e continuerà la terapia che aveva già portato un miglioramento. 
Secondo il ministro della Salute Balduzzi il via alle cure staminali è stato concesso a Sofia per la situazione eccezionale nella quale si trova. Una soluzione concreta che già in precedenza si era impegnato a rendere possibile. 

Grande soddisfazione della famiglia della piccola e del loro legale Giuseppe Conte che afferma: “Questo risultato costituisce l’affermazione di un principio di civiltà giuridica: il diritto di Sofia, e di chiunque si trovi nella sua stessa condizione, di proseguire nel trattamento terapeutico concordato con i responsabili sanitari e per il quale è stato prestato specifico consenso informato”

Dopo alcuni problemi, creati da un giudice di Firenze che aveva imposto l’interruzione della cura, i genitori di Sofia, il ministro della Salute e altri giudici italiani, insieme a moltissime persone estranee al caso ma molto vicine alla famiglia, hanno combattuto per avere gli stessi diritti di altri malati. Proprio ieri la corte d’appello ha respinto la richiesta di sottoporre una giovane donne affetta dal morbo di Niemann Pick alla terapia a base di cellule staminali messa a punto dalla Stamina Foundation.

Incredulo il padre, Luigi Bonavita: “La patologia è la stessa e le problematiche sono le stesse. Evidentemente c’è chi ha diritto alle cure e chi no, chi è considerato in serie A e chi invece è in serie B” e invita i giudici della corte a trascorrere 24 ore a casa sua, affinchè si rendano conto del problema, domandandosi cosa farebbero se si trattasse dei loro figli.