Una volta una mia collega, mentre si discuteva della lista per fare i turni universitari durante una lezione, alle mie esitazioni mi ha chiesto infastidita che cosa ci voleva a scrivere un nome su un foglio. Non si rendeva conto del peso che ha un nome. Dietro c’è un’intera identità. Per molti è una cosa scontata quanto respirare farsi chiamare per nome o presentarsi. Per noi persone trans, prima del cambio dei documenti di riconoscimento, non è così scontato. La maggior parte delle volte dietro quel nome scritto sulla carta di identità ci sono soprusi, insulti, risatine, derisioni, violenze e mancanza di diritti.

Gabriel, ad esempio, è in terapia ormonale, come scrive Repubblica.it: sta aspettando solo un intervento chirurgico per far sparire il seno da donna. E aggiunge:

La carriera alias è una grande opportunità per stare sereni e vivere quella stessa spensieratezza delle persone che hanno avuto la fortuna di stare bene col proprio sesso e col proprio nome anagrafico. È il potersi sentire leggeri, senza il peso degli sguardi e delle domande inopportune.

Altri atenei hanno già attivato la tessera “alias”: tra questi spiccano Catania, Torino, Padova, Bologna, Urbino, Pavia, Verona e Bari.