Chi è Deb Haaland, prima governatrice nativa americana, e le altre sorprese delle elezioni di midterm

Le elezioni di metà mandato non hanno rappresentato solo la batosta repubblicana, ma anche la rivalsa di moltissime minoranze etniche e religiose, oggi rappresentate da governatrici e senatori appena eletti.

Le elezioni di midterm negli USA non hanno rappresentato solo una importante dèbacle per il presidente in carica Donald Trump, ma hanno anche fatto registrare alcuni momenti storici, come l’elezione della prima nativa americana alla carica di governatrice di uno stato.

Parliamo della democratica Deb Haaland, ex segretaria agli Interni durante l’amministrazione di Joe Biden, eletta governatrice del New Mexico, conquistando oltre il 57% dei consensi e sconfiggendo il candidato repubblicano Gregg Hull, imprenditore e sindaco di Rio Rancho. Con la sua vittoria entra nella storia: è infatti la prima donna nativa americana a diventare governatrice di uno Stato degli Stati Uniti.

Chi è Deb Haaland: le origini e le difficoltà prima del successo politico

Sessantacinque anni, nata a Winslow, in Arizona, Debra Haaland è figlia di un veterano della guerra del Vietnam e di una veterana della Marina statunitense, appartenente a una comunità nativa americana. Prima di diventare una delle figure politiche più importanti per la rappresentanza indigena negli Stati Uniti, ha attraversato periodi difficili.

Membro della tribù Laguna Pueblo, una delle comunità indigene storicamente presenti in New Mexico, Haaland ha voluto dedicare il risultato anche alle nuove generazioni e a chi, come lei, appartiene alle popolazioni native americane. “Nel 250esimo anno della nostra nazione sono qui, davanti a voi, come la prima donna nativa americana eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti – ha dichiarato dopo l’elezione – Voglio che ogni bambino che ci sta guardando sappia che i propri sogni contano e che il New Mexico è un luogo in cui può costruire la vita che desidera. Qui in New Mexico possiamo realizzare qualsiasi cosa. E lo so bene, perché ne sono la prova vivente”.

Madre single, Haaland ha raccontato pubblicamente di aver affrontato problemi economici, tanto da dover ricorrere ai servizi di sostegno pubblici. Ha parlato anche del proprio percorso per uscire dall’alcolismo. Difficoltà che non le hanno impedito di proseguire gli studi, laurearsi in legge e costruire una carriera politica di primo piano.

La sua storia personale è diventata parte del messaggio che ha accompagnato la vittoria elettorale: un esempio di riscatto e di possibilità, soprattutto per i bambini e le bambine delle comunità indigene che ancora oggi devono confrontarsi con disuguaglianze e ostacoli.

Dal Congresso al governo Biden: l’impegno per i nativi americani

La carriera politica nazionale di Deb Haaland è iniziata nel 2018, quando è stata eletta alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Nel 2020 il presidente Joe Biden l’ha scelta come segretaria agli Interni, facendone la prima persona nativa americana a guidare il Dipartimento.

Durante il suo incarico si è impegnata per rafforzare il riconoscimento dei diritti delle comunità indigene. Tra le iniziative sostenute figurano finanziamenti per migliorare l’accesso all’acqua potabile, all’assistenza sanitaria e alle opportunità di sviluppo economico nelle comunità tribali. Il suo lavoro ha inoltre contribuito ad ampliare le possibilità di gestione dei territori ancestrali da parte delle popolazioni native e a promuovere la tutela delle lingue indigene.

Un altro fronte importante è stato quello della ricostruzione della memoria storica e dell’indagine sugli abusi commessi nelle cosiddette Indian boarding schools, le scuole residenziali utilizzate per imporre l’assimilazione culturale dei bambini nativi americani.

Prima dell’esperienza al Congresso, Haaland si era candidata alla carica di vicegovernatrice del New Mexico nel 2014, senza essere eletta. In seguito era diventata la prima donna nativa americana a guidare il Partito democratico dello Stato.

I diritti dei nativi americani: una strada ancora lunga

L’elezione di Deb Haaland rappresenta un passaggio simbolico importante per le popolazioni indigene degli Stati Uniti, ma non cancella le disuguaglianze che continuano a caratterizzare la loro condizione. Povertà, divari economici, difficoltà nell’accesso alle cure e all’istruzione, perdita delle lingue e delle tradizioni culturali sono ancora questioni aperte.

Anche il diritto di voto è stato conquistato in tempi relativamente recenti: solo nel 1962, con l’ultimo Stato a riconoscerlo, i nativi americani hanno ottenuto la possibilità di votare in tutti gli Stati Uniti. In New Mexico, il diritto di voto per le persone native americane era stato riconosciuto già nel 1948.

Il percorso di Haaland assume quindi un significato che va oltre la sua nomina. La sua presenza alla guida del New Mexico porta una donna appartenente a una comunità indigena ai vertici delle istituzioni e offre un nuovo riferimento a generazioni che per lungo tempo sono rimaste ai margini della rappresentanza politica.

Afroamericani, gay e musulmani: gli altri successi storici delle elezioni di midterm

Haaland non è stata la sola sorpresa delle elezioni di midterm che hanno messo in discussione il predominio repubblicano: diversi esponenti democratici appartenenti a minoranze etniche e comunità tradizionalmente poco rappresentate hanno conquistato incarichi di primo piano.

Tra le vittorie più significative c’è quella di Keisha Lance Bottoms, eletta governatrice della Georgia: è la prima donna afroamericana a guidare uno Stato americano. In Minnesota un’altra nativa, Peggy Flanagan, ha conquistato un seggio al Senato, diventando la prima senatrice nativa americana.

Un altro primato riguarda Chris Pappas, eletto al Senato in New Hampshire: sarà il primo uomo apertamente gay a ricoprire questo incarico. Alla Camera, intanto, il democratico Hakeem Jeffries potrebbe diventare il primo speaker afroamericano della storia, mentre in Michigan Abdul El-Sayed ha conquistato un seggio al Senato, affermandosi come il primo senatore musulmano degli Stati Uniti.

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