Addio a Tim Curry. Da Frank-N-Furter a Pennywise, una vita passata a rendere immortali i suoi personaggi

L'attore inglese si è spento nella sua casa di Los Angeles, a 80 anni. Tanti i problemi che ne avevano funestato la salute negli ultimi anni.

Il mondo del cinema piange la scomparsa di Tim Curry, indimenticabile protagonista di cult come The Rocky Horro Picture Show o It; l’attore britannico si è spento a 80 anni nella sua casa di Toluca Lake, a Los Angeles, come confermato dall’amica e manager Marcia Hurwitz, che ha parlato di una morte serena, dopo i tanti problemi di salute vissuti negli scorsi anni.

Per molti Tim Curry sarà sempre Frank-N-Furter, per altri l’inquietante clown Pennywise della miniserie televisiva basata sul romanzo di Stephen King, per altri ancora il maggiordomo Wadsworth di Clue; tanti, tantissimi sono stati i personaggi interpretati da Curry nel corso di una carriera lunga oltre mezzo secolo, nella quale l’attore ha dato prova di un istrionismo e di una versatilità davvero incredibili, grazie ai quali è riuscito a rendere immortali alcuni dei suoi ruoli.

La causa ufficiale del decesso non è stata resa nota, ma ciò che è noto è invece che Curry avesse affrontato per anni importanti problemi di salute, conseguenze di un ictus che aveva cambiato profondamente la sua vita e che, negli ultimi tempi, si erano aggiunte nuove difficoltà.

Era il luglio del 2012 quando Curry ebbe un ictus mentre si trovava a fare un semplice massaggio. Inizialmente l’attore non si rese conto della gravità della situazione. Fu il massaggiatore, notando che qualcosa non andava nel suo sguardo, a chiamare i soccorsi nonostante la sua contrarietà. Una decisione che, come Curry avrebbe raccontato in seguito, potrebbe avergli salvato la vita.

L’attore fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico d’urgenza al cervello a causa di un’emorragia. I medici dovettero rimuovere una parte del cranio per poter intervenire. La lunga riabilitazione fu estremamente difficile: Curry dovette reimparare anche a parlare e rimase con una paralisi al lato sinistro del corpo, che lo costrinse a vivere su una sedia a rotelle e gli impedì di tornare a camminare.

Nonostante le conseguenze dell’ictus, però, Curry non abbandonò il mondo dello spettacolo. Negli anni successivi si dedicò soprattutto al doppiaggio, dando voce a numerosi personaggi, e tornò occasionalmente sul palcoscenico, continuando a mantenere vivo il legame con il suo pubblico.

Nell’autunno del 2025, in occasione della pubblicazione della sua autobiografia Vagabond e delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario di The Rocky Horror Picture Show, Curry aveva parlato apertamente delle conseguenze dell’ictus.

L’attore aveva raccontato di avere problemi con la memoria a breve termine e spiegato che tornare stabilmente a teatro era ormai diventato molto difficile. La memoria a lungo termine, invece, gli aveva consentito di ripercorrere la propria vita e la propria carriera nelle pagine dell’autobiografia.

Ancora più significativa era stata la sua ultima intervista, rilasciata poche settimane prima della morte. Curry aveva rivelato di convivere da tempo con un aneurisma dell’aorta addominale, senza sapere se e quando avrebbe potuto rompersi. Una condizione che descriveva come una situazione profondamente spaventosa.

La sua scomparsa arriva così dopo anni segnati dalla fragilità e dalle conseguenze di gravi problemi di salute. Ma la storia degli ultimi anni di Tim Curry non è soltanto quella della malattia: è anche quella di un artista che, nonostante le difficoltà, ha continuato a lavorare, reinventarsi e cercare nuovi modi per restare vicino al pubblico che lo aveva amato nei suoi ruoli più iconici.

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