Chi erano gli shell shocked soldier, gli "scemi di guerra" mandati a morire al fronte

Chi erano gli shell shocked soldier, i soldati della prima guerra mondiale che rimasero profondamente traumatizzati da quello che videro ma che nessuno, all'epoca, riuscì ad aiutare

Durante la prima guerra mondiale molti soldati si trovarono a far fronte a quello che oggi viene definito disturbo da stress post traumatico.

Probabilmente oltre 250.000 uomini soffrirono di quello che viene chiamato ‘shock da bombardamento‘ (shell shock) a causa della prima guerra mondiale. Il termine fu coniato nel 1915 dall’ufficiale medico Charles Myers.

I sintomi includevano affaticamento, tremore, confusione, incubi e problemi alla vista e all’udito, incapacità di ragionare, paralisi isterica ed è tipico anche uno sguardo stordito, quasi perso nel vuoto.

All’epoca si credeva che fosse il risultato di una lesione fisica del sistema nervoso durante un pesante bombardamento o un attacco con granate. In seguito divenne evidente che gli uomini che non erano stati esposti direttamente a tale fuoco erano altrettanto traumatizzati.

Si trattava di una malattia nuova, mai vista prima su questa scala. La condizione era poco compresa dal punto di vista medico e psicologico.

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Uno degli scatti più rappresentativi di questo disturbo fu realizzato nel 1916, e aveva come soggetto un soldato in una trincea durante la battaglia di Flers-Courcelette durante l’offensiva della Somme. I suoi occhi esprimono la follia della guerra. Si nasconde lì, in quella trincea, spaventato per la sua vita, sentendo e vedendo la morte intorno a lui.

Non si sa chi sia l’uomo nella foto, ma si conosce il titolo dell’inquietante ritratto: Shell shocked soldier. Internati nelle istituzioni psichiatriche, questi soldati traumatizzati si trovavano faccia a faccia con medici specialisti che dimostravano inadeguatezza nell’affrontare questa condizione e attuavano cure affrettate, come l’elettroshock. Spesso, l’unico fine era quello di farli tornare il prima possibile sul campo di battaglia.

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Molto significativo, da questo punto di vista, è stato il film documentario di Enrico Verra, Scemi di guerra, che ha voluto raccontare la triste storia di quegli umili agricoltori scarsamente equipaggiati, costretti a vivere per lunghi periodi in trincee disumane nella fame e nel completo terrore.

Alcuni uomini affetti da shock da bombardamento furono processati e persino giustiziati per crimini militari tra cui diserzione e codardia. Sebbene fosse risaputo che lo stress della guerra potesse causare il crollo degli uomini, questi comportamenti venivano probabilmente visti come sintomatici di una sottostante mancanza di carattere.

Ad esempio, nella sua testimonianza alla Commissione Reale del dopoguerra che esaminava lo shock da bombardamento, Lord Gort disse che si trattava di un punto debole che non veniva trovato nelle unità “buone”. La pressione continua per evitare il riconoscimento medico del trauma significava che questo non veniva considerato, di per sé, una difesa ammissibile. Le conseguenze di questo trauma non trattato adeguatamente furono devastanti, sia per i soldati che per le loro famiglie.

Come ha ricordato il corrispondente di guerra Philip Gibbs, la cui testimonianza è stata ripresa nel libro di Ben Shepherd A war of nerves:

C’era qualcosa di sbagliato. Indossavano di nuovo abiti civili e agli occhi delle loro madri e mogli assomigliavano molto ai giovani che erano andati a lavorare nei giorni pacifici prima dell’agosto 1914. Ma non erano tornati gli stessi uomini. Qualcosa era cambiato in loro. Erano soggetti a cambiamenti di stati d’animo improvvisi e strani temperamenti, attacchi di profonda depressione alternati a un irrequieto desiderio di piacere. Molti si commuovevano facilmente fino a perdere il controllo di se stessi, molti erano amari nei loro discorsi, violenti nelle opinioni, spaventosi”.

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