I trend TikTok che esaltano la gelosia sono colpa nostra: una "sana gelosia" non esiste

Alla luce dei recenti fatti di cronaca, si è posta l'attenzione su alcuni trend di TikTok che esaltano la gelosia e la possessività, ma non è colpa delle nuove generazioni: la colpa è nostra che abbiamo continuato a romanticizzare l'idea che esista una "sana gelosia".

In questi giorni di forte rumore a seguito del femminicidio di Giulia Cecchettin, che non è nemmeno l’ultimo in ordine temporale a interessare l’Italia e molto lontano dall’essere il primo di quest’anno, si è di nuovo accesa l’attenzione su un fenomeno strutturale che ammazza le donne con una media di una ogni tre giorni.

Si tratta dell’unica tipologia di omicidi che non è mai calata, a differenza degli altri tipi di delitti sanguinosi, che negli ultimi decenni hanno visto una netta discesa, a testimonianza che a livello culturale la violenza è sempre meno tollerata, tranne quella nei confronti delle donne (anzi, stando a questi dati Istat, il numero di donne uccise da un conoscente è addirittura aumentato).

Basterebbe quindi questo dato per evidenziare come non siano casi di “mostri isolati”, ma un vero e proprio problema da affrontare dal punto di vista culturale e se da qui bisogna partire, fa effetto che su un social giovanissimo come TikTok si vedano video che testimonino come nemmeno le nuove generazioni si salvino dalla cultura patriarcale.

In particolare, grazie alla segnalazione di Selvaggia Lucarelli che ne ha parlato nella trasmissione “A ruota libera” e ampiamente sui suoi social,  è diventato virale un video di interviste per strada dell’account Theturisttzz, nel quale chiedono ad alcuni ragazzi se lascerebbero mai andare a ballare la propria fidanzata da sola. La domanda di per sé è già problematica, ma le risposte lo sono ancor di più, dato che la stragrande maggioranza degli intervistati negherebbe questa libertà alla propria amata. Atteggiamento condiviso anche da alcune ragazze.

@theturistzz

VOI CHE NE PENSATE? Insta: @sofiacarollo_@fededonofrio__

♬ suono originale - theturistzz

Ma non solo: come si può vedere nelle stories in evidenza della giornalista, sono diversi i trend del social che sponsorizzano la gelosia come qualcosa di positivo. C’è chi chiede all’amato cosa le consentirebbe o meno di fare,  ci sono uomini che si vantano di avere ragazze vergini, che nessun altro ha potuto “possedere”, ci sono madri e padri fieri della gelosia dei figli o possessivi nei confronti delle figlie.

Nei video l’atteggiamento dei partecipanti è compiaciuto, a tratti persino orgoglioso di poter mostrare al mondo come nella propria relazione ci siano queste dinamiche di possesso e gelosia.

E prima che ci si lanci in una classica invettiva contro i giovani privi di valori, dobbiamo ricordare che le nuove generazioni sono più facili da criticare perché semplicemente mostrano online ciò che si è sempre fatto offline. I (dis)valori dei giovani non piovono dal cielo, li hanno imparati e visti, in casa, a scuola, in tv, per strada. Questa non vuole essere una ramanzina borbottona contro i ragazzini. La colpa è di tutti noi.

Socialmente infatti abbiamo dato alla gelosia una rilevanza immeritata, pensando di salvaguardarci distinguendo la gelosia sana da quella non sana. La discriminante tra le due è la quantità. La gelosia deve essere come la glicemia, non troppo alta, ma nemmeno troppo bassa.

“Se non è un po’ geloso/a, significa che non ti ama abbastanza” perché più grande è la paura di perdere l’Amore, più grande sarà questo Amore. Così ci hanno insegnato e così abbiamo elevato la gelosia a misura dell’amore, ponendo solide fondamenta per un sacco di relazioni tossiche, nei migliori dei casi, a conseguenze tragiche nei peggiori.

Perché sì, questa storia della “sana gelosia” non ha senso. È ora di dirlo.

Come misuri la gelosia?

Se è troppo geloso/a non va bene, ma “troppo” rispetto a cosa? Come si fa a misurare la gelosia? Esistono dei range standardizzati, riconoscibili, misurabili, per comprendere quando la gelosia diventa troppa?

Ovviamente no: il “troppo” è un valore che fluttua da relazione a relazione, influenzato dal background e dall’educazione affettiva delle persone coinvolte e quindi ecco che diventa molto facile spostare questo livello a seconda dei casi, magari alzandolo sempre più e arrivando, quando si è la persona a subire la gelosia altrui, a giustificare comportamenti orribili.

In psicologia si parla di “gelosia patologica” quando diventa irrazionale, quindi non supportata da dati oggettivi, ma anche in questo caso, cosa costituisca elemento degno per diventare motivo di gelosia è lasciato a libera interpretazione degli amanti.

Se ha tanti amici dell’altro sesso basta? Se si intrattiene al lavoro con un o una collega? Se ride con estranei? Se trascorre del tempo libero per sé? Se cattura lo sguardo dei passanti? Se va a ballare da sola?

Nella mente della persona gelosa ogni motivo che gli procura gelosia è un valido sospetto. È a livello culturale e sociale che si è decretato cosa sia patologico o meno, ma essendo convenzioni sono anch’esse soggette a cambiamenti temporali e di contesto. Ciò che oggi consideriamo tollerabile, domani potrebbe non esserlo più e viceversa; ciò che qui troviamo tollerabile, altrove potrebbe non esserlo.

Inoltre, i video di TikTok dimostrano come socialmente siano già tollerate gelosie che di razionale non hanno proprio nulla.

Basiamo quindi questa discriminante su una quantità, ma senza avere un metro uguale all’altro per misurarla. Una bella fregatura.

Può essere sana una cosa che fa male?

La gelosia è un sentimento molto umano, istintivo, che non viene insegnato ma che ci troviamo a sperimentare in modo spontaneo, ma, diciamocelo, rimane comunque un’emozione orribile. Se lo è a volte, quando diventa “troppa”, subendola, lo è invece sempre quando ci troviamo a provarla.

La gelosia infatti peggiora la vita a chi la prova, in qualsiasi misura. Non si è persone serene quando si è gelosi/e: si provano inquietudini, paranoie, invidie. È una dato di fatto che chi non è geloso/a vive meglio.

Non è quindi un sentimento che ci piace sperimentare, ma averlo romanticizzato ci porta ad apprezzare quando altri/e lo sperimentino per noi, proprio coloro che diciamo di amare, arrivando al paradosso di volere che chi amiamo stia male per noi.

Il punto è che la gelosia non è sana, mai.

Perché allora abbiamo romanticizzato un sentimento così fastidioso? Ha senso aver dato un’approvazione così intrisa di significato a un’emozione così deleteria? Faremo lo stesso con l’invidia, l’accidia, l’astio, l’odio?

Lo abbiamo fatto perché decostruire la gelosia richiede una sacco di fatica.

Imparare a gestire la gelosia è infatti un lavoraccio, così come imparare a gestire la rabbia o l’ansia, forse ancora di più, perché socialmente la si fa dipendere dai comportamenti altrui, quando in realtà non dipende mai dall’altra persona, e quindi si pensa che non si debba fare alcun lavoro su se stessi, ma che sia l’altra/o a dover cambiare i propri comportamenti.

Con questo non intendo dire che bisogna flagellarsi qualora si provi gelosia, ripeto: è un sentimento umano, ma al tempo stesso dobbiamo comprendere una volta per tutte che la gelosia non è affatto un sintomo d’amore, è un sintomo di altro: fragilità, invidia, possessività… Cose che dipendono da noi e noi soltanto, non dall’altro/a.

Questa consapevolezza non basterà per smettere di provare gelosia, ma almeno avremmo chiaro in testa che quando la proviamo è un nostro problema che spetta a noi gestire e quando la subiamo sapremo che non è colpa nostra e non è normale accettarla.

Sopratutto sapremo che è ora di smetterla di esaltarla e spacciarla per ciò che non è: amore.

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