Premessa: Damiano David, frontman dei Måneskin, mi sta molto simpatico. Apprezzo la sua musica e il suo impegno nel mettere in risalto battaglie che reputo importanti. Detto questo, ciò che è accaduto ieri 3 maggio 2022 in conferenza stampa congiunta alla Camera e al Senato non ha nulla a che fare con lui.

Eppure, a leggere la maggior parte dei titoli a riguardo, sembra che il maggior successo dell’iniziativa del comitato @vulvodinianeuropatiapudendo non sia stato quello di aver presentato una legge e aver ricevuto l’attenzione trasversale della politica su queste malattie così invalidanti, bensì quello di aver portato “Damiano dei Maneskin”.

Per la cronaca, è questo ciò di cui il comitato (formato dalle associazioni AIV – Associazione Italiana Vulvodinia Onlus, AINPU Onlus – Associazione Italiana Neuropatia del Pudendo, Casa Maternità Prima Luce – Progetto Gruppo Ascolto Vulvodinia, Associazione Vulvodiniapuntoinfo Onlus, Associazione VIVA – Vincere Insieme la Vulvodinia, pazienti che vivono ogni giorno le malattie sulla propria pelle e professioniste/i che sul territorio nazionale si sono distinti per l’impegno nella ricerca e nella cura di queste malattie) ha parlato in conferenza stampa:

1 persona su 7 in Italia è affetta da almeno una di queste patologie invisibilizzate. Anche quando diagnosticate, seppur con difficoltà, l’ostacolo resta il Servizio Sanitario Nazionale, che non ha centri specializzati per la diagnosi e la cura del dolore pelvico e che non riconosce le due patologie citate, negando esenzioni e invalidità. Così le visite specialistiche, l’approccio multidisciplinare e integrato, i farmaci e tutti i costi sono a carico dei e delle pazienti che sono costrett3 a svolgere tutto in regime privatistico.

Ora che la nostra proposta è stata depositata, chiediamo che venga avviato l’iter parlamentare e che venga discussa il prima possibile alla Camera o al Senato e che il Parlamento faccia pressione sul Ministero della Salute!

Siamo infiniti volti, ma un’unica voce: chiediamo riconoscimento e diritti.

Insomma, una questione tutt’altro che frivola, eppure l’attenzione della maggior parte della stampa è stata solo per il cantante. C’è chi ha titolato di “versioni serie” del frontman e chi, dopo il suo nome, cita “la fidanzata” Giorgia Soleri, come fosse un’appendice atta a giustificarne la presenza, quando logica vorrebbe che in questo caso sarebbe da definire lui “il fidanzato di”, dato che è Soleri una dei membri del comitato ed è lei che da anni si espone per portare avanti questa sacrosanta lotta per il riconoscimento di vulvodinia e neuropatia del pudendo, contro lei quali lei stessa combatte sin da giovanissima.

Ne abbiamo parlato qui:

L'importanza di poter dire "mi fa male la vulva": le parole preziose di Giorgia Soleri

Lo sforzo di distorcere le priorità per parlare di lui anziché dell’iniziativa del comitato è tale da produrre anche dei capolavori di nonsense da sbellicarsi, come fa notare la stessa Soleri in una sua story, in cui in un lancio è Damiano quello a soffrire di vulvodinia.

Fonte: giorgiasoleri_

Il minuto di silenzio che ironicamente Soleri chiede sarebbe davvero da prendere per fermarsi e chiedersi il perché di tutto ciò. Se lo stesso algoritmo di Google, spietato nella sua fredda onestà, propone “notizie su Damiano dei Maneskin” nel momento in cui si cerca il nome di Giorgia Soleri, è chiaro che c’è un ribaltamento di priorità che mette in risalto la fama di un musicista rispetto alla tutela legale di migliaia di persone che ogni giorno fanno persino fatica a stare sedute.

Fonte: Google

“È solo una questione di affari” potrebbe ribattere un cinico titolista. Si dà alle lettrici e ai lettori ciò che vogliono e ciò che vogliono non sono resoconti noiosi su malattie noiose, bensì l’ennesima news sulla rockstar bella e dannata dal cuore d’oro, così grande, pensate un po’, da supportare persino la sua ragazza mentre lotta per la sua salute.

È difficile non notare massicce dosi di paternalismo e maschilismo di fondo, che dipingono lei come la “fidanzata di” e lui come un eroe solo per il fatto di essere un compagno amorevole, ma non voglio inoltrarmi nella solita noiosa arringa contro il patriarcato.

Mi limito a riportare le parole di Damiano David che intervistato sul perché si trovasse lì ha detto l’unica cosa sensata da dire: «Sono qui in veste di alleato, ma il vero lavoro è quello che stanno facendo tutte queste ragazze ed è incredibile».

Peccato Damiano che tutt* ti vogliano, ma pochi ti abbiano ascoltato.

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