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"Cercasi impiegata di bella presenza", l'annuncio sessista di Garanzia Giovani fatto rimuovere dal ministro Poletti

Il ministro del Lavoro Poletti ha inoltre chiesto ai responsabili del sito di attivare un'indagine per verificare le modalità di controllo dei contenuti degli annunci.

“Cercasi impiegata di bella presenza per tirocinio. Durata 6 mesi più proroghe, part time 20 ore, retribuzione 400 euro”. Questo l‘annuncio sessista che capeggiava sul sito di Garanzia Giovani, progetto sostenuto da Governo e Regioni e finanziato dall’Unione Europea per aiutare i ragazzi ad entrare nel mondo del lavoro.

Subito dopo esserne venuto a conoscenza, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti ha disposto l’immediata rimozione dell’annuncio di ricerca personale pubblicato il 18 dicembre sul sito di Garanzia Giovani per un contratto di tirocinio a Stradella, in provincia di Pavia, della durata di sei mesi.

In una nota ufficiale il ministero del Lavoro presia inoltre che il ministro Poletti ha anche chiesto ai responsabili del sito web Garanzia Giovani di verificare e identificare la responsabilità di quanto avvenuto tramite un controllo interno.

Informato che sul sito Garanzia Giovani era stato pubblicato un avviso di ricerca di personale con contenuto di taglio sessista, ne ha disposto l’immediata rimozione. Il ministro – si spiega una nota del dicastero – ha inoltre chiesto ai responsabili del sito di attivare un’indagine per verificare le modalità di controllo dei contenuti degli annunci proposti dalle imprese

A segnalare l’annuncio per primo l’esperto di diritto del lavoro Michele Tiraboschi tramite un tweet sul suo profilo Twitter, in cui ha scritto

“Cercasi impiegata di bella presenza per tirocinio. Durata 6 mesi più proroghe, part time 20 ore, retribuzione 400 euro”. Gli annunci sul portale pubblico di #GaranziaGiovani sempre più ridicoli (oltre che contrari alla legge). Oggi siamo sulla scia del consigliere #Bellomo

La citazione “Bellomo” fatta dal giuslavorista Tiraboschi non è casuale: trattasi infatti del caso di un magistrato e consigliere di Stato indagato da parte della procura di Bari per aver imposto alle sue allieve un dress code comprensivo di minigonne, tacchi e il nubilato.