TikTok potrebbe presto essere bandito negli USA. I contenuti del social cinese, che spesso propongono trend pericolosi e potenzialmente mortali per una piattaforma frequentata soprattutto da giovanissimi, sembrano però c’entrare ben poco. A profilare l’ipotesi dell’eliminazione di TikTok dagli Stati Uniti sembrano essere i rapporti sempre più tesi con la Cina, che per gli States sembra davvero essere diventata il “nemico” numero uno.

Il social cinese, che al momento ha 170 milioni di utenti attivi, è in continua crescita, cosa che ovviamente non piace agli USA, generalmente abituati a detenere il monopolio di queste piattaforme; quello del non rispetto dei principi di trasparenza e correttezza nel trattamento dei dati personali sembra essere solo un pretesto per celare la vera preoccupazione americana, che è quella della sicurezza nazionale: il timore è infatti che i dati dei cittadini statunitensi possano essere usati per alimentare fake news e per manipolare l’opinione pubblica americana in favore di interessi politici cinesi. Una situazione che Pechino nega recisamente, ma che inevitabilmente non fa che accrescere la tensione tra le due superpotenze.

Così la Camera dei Rappresentanti, con 352 voti a favore e solo 65 contraria, ha approvato una legge plebiscitaria che impone all’azienda cinese ByteDance, che detiene TikTok, di vendere il social, pena il bandimento dagli Stati Uniti. Una legge che, se dovesse passare anche in Senato, con il presidente Biden che si è detto già disposto a firmarla, obbligherebbe il colosso cinese a trovare un acquirente non cinese nel giro di 6 mesi. In caso contrario, l’app verrebbe ritirata dagli store.

La legge appena approvata impone però delle riflessioni più generali anche sull’importanza dei dati, sull’ingerenza dei social media e sull’impatto economico che un’eventuale cancellazione di TikTok dagli USA potrebbe avere. Curioso, ma non troppo, il fatto che Donald Trump, da sempre uno dei più agguerritti critici della Cina – basti pensare all’arresto della figlia del proprietario di Huawei, Meng Wanzhou, nel 2018 –  si sia opposto con forza asl divieto: fra i principali contribuenti della sua campagna elettorale figura il miliardario Jeff Yass, che possiede il 15% del capitale di ByteDance.

Negli USA sembra comunque essersi scatenata una battaglia contro i social; è di qualche giorno fa la notizia che il governatore della Florida, Ron DeSantis, abbia firmato ieri una legge che vieta ai minori di 14 anni di creare un profilo sulle piattaforme social online e che obbliga i genitori dei ragazzini tra i 14 e i 15 anni a prestare il consenso per il loro utilizzo, in modifica parziale alla legge precedente, che fissava il limite a 16 anni. Le piattaforme interessate sono quelle che prevedono il monitoraggio dell’attività degli utenti per fini pubblicitari, che influenzano l’algoritmo dei contenuti, che permettono di caricare contenuti o di visionare quelli pubblicati da altri. Una scelta dettata da ragioni di altro tipo, a tutela dei minori, ma che pone i social in un momento davvero critico.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!