Indice di Vivibilità Climatica 2026, quali sono state le città italiane più calde nel 2025?

È uscita l'analisi annuale stilata da Corriere e iLMeteo.it, che valuta giorni di gelo, ondate di calore, raffiche di vento e soleggiamento.

È Ancona la città più vivibile dal punto di vista climatico; l’indagine sulla Vivibilità Climatica, realizzata da iLMeteo.it in collaborazione con il Corriere della Sera, valuta il benessere climatico dei capoluoghi italiani prendendo in esame 108 città, analizzando oltre 400 milioni di dati meteorologici attraverso 17 indicatori, tra cui eventi estremi, giorni di gelo, ondate di calore, raffiche di vento e soleggiamento. A premiare il capoluogo marchigiano sono soprattutto il buon numero di ore di sole, la costante presenza delle brezze marine e l’assenza di giornate caratterizzate dal cosiddetto “caldo africano”.

Alle spalle di Ancona si piazzano esclusivamente città del Mezzogiorno: Bari è seconda, seguita da Vibo Valentia, Brindisi – che conferma il quarto posto già ottenuto lo scorso anno – e Trapani.

Più indietro, invece, le città del Nord, penalizzate soprattutto dal clima della Pianura Padana. In fondo alla graduatoria si trovano Mantova, Cremona, Trento e Sondrio. Roma e Firenze occupano rispettivamente il 91° e il 92° posto, principalmente a causa delle elevate temperature estive e delle numerose notti tropicali. Milano si ferma al 74° posto, mentre Trieste, tredicesima, è la città settentrionale meglio classificata.

Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo e responsabile dei rapporti con i media di iLMeteo.it, la classifica conferma una tendenza ormai consolidata: le città costiere, dalla Liguria all’Adriatico fino alle Isole Maggiori, offrono oggi le condizioni climatiche migliori grazie all’effetto mitigatore del mare, al maggiore soleggiamento e alla minore incidenza di nebbie e gelate. Con il progressivo riscaldamento globale, gli oltre 8.000 chilometri di coste italiane rappresentano un’importante difesa contro il caldo estremo, anche se le notti estive risultano sempre più afose anche nelle località balneari.

Il 2025 è stato il quarto anno più caldo registrato in Italia dal 1800, con una temperatura media superiore di 1,77 °C rispetto ai valori storici; in 80 capoluoghi su 108 le temperature massime non sono mai scese sotto i 3 °C durante il giorno. Anche Milano, nelle aree urbane, non ha mai registrato valori inferiori a questa soglia.

Per quanto riguarda il caldo estremo, Oristano guida la classifica con 45 giorni oltre i 34 °C. Seguono Firenze con 42 giornate, Roma con 39 e Bologna con 31. Milano si è fermata a 20 giorni, appena uno in più rispetto a Napoli.

Sono soltanto cinque le città italiane che nel 2025 non hanno registrato episodi di caldo africano: Belluno, L’Aquila, Teramo, Campobasso e Ancona.

Analizzando invece l’indice di calore, che combina temperature elevate e umidità, le città più afose risultano concentrate tra Sicilia e Sardegna, con Catania al primo posto grazie a 103 giorni di forte disagio climatico.

Anche le notti tropicali sono aumentate sensibilmente: oltre 110 a Reggio Calabria, Taranto e Palermo, 96 a Genova, 95 a Napoli e 77 a Milano.

Secondo il meteorologo Mattia Gussoni, questi dati confermano gli effetti del cambiamento climatico di origine antropica. L’area del Mediterraneo si sta infatti riscaldando circa il 20% più velocemente della media globale, trasformando il mare in un enorme accumulatore di calore capace di alimentare fenomeni meteorologici sempre più intensi. A confermarlo è anche il rapido arretramento dei ghiacciai alpini, che stanno perdendo volume e spessore anno dopo anno.

Gli effetti del cambiamento climatico emergono anche dall’analisi degli eventi estremi, definiti come episodi con almeno 35 millimetri di pioggia accompagnati da venti superiori ai 15 km/h.

Nel 2025 il primato è andato a Udine con 10 episodi. Milano ne ha registrati quattro, mentre Roma soltanto uno.

Sul fronte delle precipitazioni, Milano ha vissuto un anno particolarmente piovoso: 75 giorni di pioggia e circa 1.300 millimetri d’acqua caduti, pari a un incremento del 30% rispetto alla media. Roma, invece, si è fermata a 59 giorni di pioggia con accumuli inferiori di circa il 15% rispetto ai valori normali.

Il record delle precipitazioni più intense spetta a Gorizia, mentre la Sardegna si conferma la regione più ventosa ma anche quella maggiormente colpita dalla siccità.

L’edizione 2026 dell’Indice di Vivibilità Climatica introduce un’importante innovazione metodologica. Per la prima volta sono stati integrati, attraverso modelli di intelligenza artificiale, i dati climatici di ERA5-Land Copernicus, il database sviluppato dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF).

Grande attenzione è stata inoltre dedicata al fenomeno dell’isola di calore urbana, che rende le città sensibilmente più calde rispetto alle aree rurali circostanti. Nelle zone centrali, infatti, le temperature minime possono risultare fino a 6-8 °C superiori rispetto alla campagna adiacente, mentre asfalto, cemento e superfici scure accumulano calore durante il giorno per rilasciarlo lentamente nelle ore notturne.

Secondo gli esperti, il riscaldamento globale sta amplificando questo fenomeno, trasformando molte città italiane in vere e proprie “trappole termiche”.

L’Indice di Vivibilità Climatica è consultabile sul sito del Corriere della Sera e su iLMeteo.it. Gli utenti possono esplorare la graduatoria generale, confrontare i dati delle diverse città e analizzare i singoli indicatori che determinano il posizionamento dei capoluoghi italiani

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