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Islanda, le donne non potranno essere pagate meno degli uomini

L'Islanda è diventato il primo Paese al mondo a rendere obbligatoria per legge la parità di stipendio tra uomo e donna: le aziende dovranno dimostrare che le dipendenti sono pagate quanto i loro colleghi, altrimenti si rischia la multa.
donne a lavoro

Uno dei problemi che attanaglia il mondo del lavoro in tutta Europa è proprio la disparità di salario tra uomini e donne. Spesso le lavoratrici ricevono stipendi più bassi rispetto a quelli degli uomini, anche per medesime mansioni: una circostanza a cui l’Islanda ha deciso di rispondere duramente con una legge che d’ora in poi obbligherà tutti i datori di lavoro a pagare le dipendenti tanto quanto gli uomini. Come scrive l’agenzia di stampa Ansa.it, l’Islanda è diventato il primo Paese al mondo a rendere obbligatoria per legge la parità di stipendio tra uomo e donna. Nello specifico, da oggi aziende e pubblici uffici con più di 25 impiegati dovranno dimostrare, con una serie di documenti, che le dipendenti sono pagate quanto i loro colleghi. Altrimenti si rischierà un’ammenda.

In realtà l’Islanda non è nuova a misure che promuovano concretamente l’uguaglianza tra uomo e donna al punto che, negli ultimi nove anni, è stata al primo posto della lista dei Paesi più avanti nella parità di genere stilata dal “World Economic Forum”. “La differenza tra uomo e donna è sempre stato un problema qui in Islanda, come da qualsiasi altra parte, perché nelle stesse condizioni degli uomini, a parità di mansione, le donne guadagnavano meno” aveva spiegato in un’intervista all’Agi lo scorso novembre il Ministro dell’Uguaglianza e degli Affari sociali, Thorsteinn Viglundsson che è riuscito a far approvare una legge che passerà alla storia. Una grande vittoria per chi ha combattuto affinché le donne potessero avere gli stessi diritti degli uomini, anche e soprattutto a livello remunerativo sul posto di lavoro.

La prossima sfida del Ministro, come scrive l’Agi, è quella di consentire alle donne l’accesso ad altri settori strategici: “Le lavoratrici sono occupate principalmente all’interno di ambiti legati all’insegnamento e all’assistenza sanitaria mentre in altri campi, come l’ingegneria o altre materie tecniche, predominano gli uomini. Bisogna incoraggiare le donne a dedicarsi anche a studi tecnici”. Anche perché – conclude il Ministro – si “ricevono stipendi mediamente maggiori”.