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"Sono Pierluigi, non Piergay", il post del 20enne vittima di omofobia

Una violenza che è durata anni e che gli è tornata alla mente quando, qualche giorno fa, un gruppo di bambini di 13-14 anni gli hanno urlato contro "questo schifoso nomignolo per strada": Piergay.
pierluigi

Lui si chiama Pierluigi Glionna, ha 20 anni ed è di Spinazzola. Ha deciso di raccontare pubblicamente la sua storia con un post su Facebook che in pochi giorni è diventato virale. “Ciao, sono Pierluigi: per gli amici Pier, Pipè, Piè.. per molti sono purtroppo Piergay“, inizia così il post in cui Pierluigi Glionna racconta di essere stato (e di essere ancora) vittima di omofobia, di frasi taglienti che non riesce più a sopportare.

Sono nato in una famiglia in cui la diversità è vista come è realmente: qualcosa di unico, da valorizzare e custodire.
Vesto come voglio, alcune volte tutto di nero, altre volte con scarpe rosse, altre ancora indosso un cappello borsalino e altre volte ancora mi faccio i capelli colorati.
Perché? Perché mi piace, mi fa stare bene, è LA MIA VITA.

La vita di Pierluigi purtroppo “fin dai primi anni delle scuole elementari è stata “macchiata” da voci, insulti e ingiurie sul mio conto. Per quasi 10 anni non c’era volta che attraversavo una piazza e non sentivo insultarmi o vedere gente che rideva di me, non potevo entrare in un bar o semplicemente uscire con le amiche” racconta. Ha cambiato scuola superiore “perché ogni giorno durante il viaggio di ritorno subivo bullismo”.

“Questo schifo mi ha fatto rinchiudere dentro casa per un periodo perché avevo paura di uscire“.

Una situazione che è durata anni e che gli è tornata alla mente quando, qualche giorno fa, un gruppo di bambini di 13-14 anni gli hanno urlato “questo schifoso nomignolo per strada, facendo versi e dicendo frasi sul suo conto”. Quando si è avvicinato a parlare con loro, i ragazzini sono “scappati via” ma poi lo “hanno seguito per tutto il tempo continuando ancora a urlare”.

Una “cosa che fa male”, come spiega lui stesso su Facebook:

“Fa male essere obbligati a convivere senza che io lo voglia con questo insulto dato da qualcuno. Non si può giustificare ogni cosa che dice un bambino, sono stanco di sentire genitori che mi dicono “ma mio figlio si fa trasportare”. Questo è un appello che faccio perché sono stanco di subire una violenza, perché questa è una violenza a prescindere se la bocca sia di un bambino o di un adulto. La cosa che mi da più rabbia è che sono le nuove generazioni, gli adolescenti, i bambini ad usare questi termini… insomma da chi nel 2018 dovrebbe sapere che gay non è una parolaccia, che gay un insulto non è. Non bisogna rimanere impassibili, bisogna agire.
Nelle scuole si parla di bullismo, ma evidentemente questa gente è distratta quando se ne parla.”
E infine fa un appello:
“Crescete, scoprite, informatevi se siete ignoranti… perché un giorno che uscirete da questo paesino sarete piccoli come formiche e vi accorgerete realmente di com’è il mondo.
Vorrei fare un appello anche a tutti i genitori: insegnate ai vostri figli che il mondo va avanti, che la vita è corta e bisogna vivere esaltando l’amore, l’amicizia, le passioni.
Concludo col dire che se per voi questo mio estro è ESSERE DIVERSO, allora SONO FIERO DI ESSERE DIVERSO, è la parte migliore di me.”
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