Viviamo in un’epoca in cui si sta iniziando a cercare di comprendere e diffondere un’idea: identità di genere e orientamento sessuale siano due parti fondamentali di come siamo, non sono la stessa cosa e soprattutto non sono solo due. A far proprio questo concetto sono anche le app di incontri, dove chi ci piace e chi siamo rappresenta l’anima del funzionamento di una determinata applicazione. Come Tinder per esempio.

Negli Stati Uniti già ad aprile 2019 Tinder aveva lanciato la funzionalità More Gender & Sexual Orientation. Si tratta della possibilità di inserire all’interno del proprio profilo Tinder l’identità di genere e l’orientamento sessuale più vicini a quelli in cui ci si riconosce. Il che si traduce in 29 identità di genere (tra cui androgino, pangender, gender queer, gender fluid o incerto) e 9 orientamenti sessuali (tra cui etero, omosessuale, bisessuale, asessuale, demisessuale, pansessuale, queer o incerto).

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Come ha raccontato la Cnn alla nascita di questa funzionalità, Tinder ha messo a disposizione la possibilità di selezionare fino a tre termini che descrivono il proprio orientamento sessuale sull’app. Precedentemente si poteva selezionare solo una preferenza: donne, uomini o entrambi. L’idea di More Gender & Sexual Orientation è nata per rispondere alle sempre crescenti richieste di inclusività. Prima di inserire queste possibilità in relazione a identità di genere e orientamento sessuale, la Match Group Iac, proprietaria di Tinder, ha svolto un sondaggio interno: è emerso come il 56% delle mille persone intervistate ha mostrato maggiore interesse a utilizzare un’app che fornisca più azioni in cui esprimere identità e orientamento.

C’è anche un altro fattore che ha avuto il suo peso nella scelta di Tinder, che dal 2016 si sta muovendo per l’inclusività. All’epoca, i generi possibili erano solo 2, maschio e femmina: accadeva quindi, per esempio, che le donne trans fossero segnalate come false da quegli utenti che scrivevano di essere in cerca di donne. Ora ci sono ben quattro possibilità a disposizione delle persone trans nell’app: donne trans, uomini trans, transgender e non binario. In Italia, l’arrivo della funzionalità More Gender & Sexual Orientation, deve tutto alla collaborazione tra l’app di dating e l’associazione nazionale ArciGay, ma la scelta è innegabilmente un segno dei tempi.

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E questo segno dei tempi è innegabile perché supportato da dati. Come riporta il Corriere della Sera, Tinder ha commissionato a YouGov un sondaggio che ha coinvolto i giovanissimi di età compresa tra i 18 e i 25 anni, tutti provenienti da differenti Paesi europei, tra cui l’Italia. Secondo questo sondaggio, un italiano su due in quella fascia d’età pensa che il concetto di fluidità sia fondamentale per esprimere chi si è. Tanto che moltissimi giovani, il 42%, indossa abiti genderless.

Inoltre, per questi ragazzi i valori più importanti sono la tolleranza, nel 65% dei casi, e l’autenticità, nel 44% delle risposte. Tuttavia non tutti riescono a esprimere il proprio sé apertamente: secondo il 70% degli intervistati ci sono ancora difficoltà nel fare coming out e il 45% pensa che sia difficile essere se stessi in maniera trasparente. Ci sono però delle “zone franche”: come Internet, che per il 61% dei giovani è il luogo adatto per il coming out sulla propria fluidità e dove poterne discutere. Bene anche le app di incontri e i social network, che il 62% degli intervistati crede siano dei mezzi per conoscere meglio le persone e anche se stessi.

In altre parole, anche se sappiamo che i cambiamenti nella società sono lenti, ci sono dei buoni margini per pensare che le prossime generazioni saranno maggiormente aperte e tolleranti su genere e orientamento sessuale rispetto alle generazioni che le hanno precedute. E forse anche le app di incontri giocano un grosso ruolo nel cambiamento culturale.

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