Sono 9 in tutto le persone indagate per il delitto di Fernando Pérez Algaba, milionario barcellonese il cui corpo è stato trovato smembrato nei pressi di un ruscello a Ingeniero Budge, a Buenos Aires, nel luglio scorso.

Il giudice di Garanzia – corrispondente al nostro Gip – di Lomas de Zamora, Sebastián Monelos, ha infatti respinto l’istanza di scarcerazione per sette accusati dell’omicidio, Maximiliano Ezequiel Pilepich, Nahuel Sebastián Vargas, Luis Alberto Contrera, Flavia Lorena Bomrad, Fernando Gastón Carrizo, Matías Ezequiel Gil e il poliziotto Horacio Mariano Córdoba, tutti imputati per  “omicidio aggravato per essere stato commesso con premeditazione, per avidità e con il concorso premeditato di più persone, con l’uso di un’arma da fuoco, e per falsa testimonianza”.

Il magistrato ha invece concesso la libertà a Gladys Cristaldo, accusata di “occultamento aggravato dalla particolare gravità del reato”. L’ultima persona indagata è Nicol Chamorro, su cui pende un’accusa di partecipazione secondaria, in libertà da venerdì scorso.

Nelle sue motivazioni il giudice ha spiegato che per gli imputati sussiste il “rischio di fuga o di ostruzione delle indagini”, sulla base del modus operandi utilizzato “rispetto all’occultamento delle prove, alla pericolosità e ai mezzi usati nel commettere il delitto”, cui si aggiunge la falsa testimonianza, che per  Monelos è “un chiaro indizio di ostacolo all’inchiesta”.

I sospettati sono stati trasferiti nel carcere di Melchor Romero, dove sono in attesa di essere divisi per evitare eventuali aggressioni contro chi ha testimoniato nell’inchiesta. Le avvocate di Vargas, Lorena Blanco e Celeste Schenfeld, hanno ad esempio fatto richiesta di habeas corpus affinché il loro assistito non condivida la cella con Pilepich e Córdoba, temendo per la sua “integrità fisica e psicologica”, visto che proprio Vargas ha testimoniato per ricostruire il delitto, che sarebbe stato commesso nel pomeriggio del 18 luglio allo stabilimento balneare di Renacer, indicando Pilepich come l’esecutore materiale; il corpo in un secondo momento sarebbe stato caricato su una Volkswagen Polo e portato a casa di Contrera, che lo avrebbe smembrato e gettato nel torrente.

Adesso si attende anche di capire se il procuratore Marcelo Domínguez, incaricato del caso, chiamerà a testimoniare Charlotte Caniggia, figlia dell’ex calciatore Claudio Paul Caniggia e starlet dei programmi televisivi argentini, che, secondo la testimonianza di Córdoba, avrebbe prestato un appartamento a Pérez Algaba per alcune operazioni riguardanti la criptovaluta, settore nel quale l’imprenditore operava.

L’omicidio di Pérez Algaba sarebbe dipeso da un debito di 150 mila dollari che Pilepich aveva nei confronti della vittima; l’imprenditore è stato visto per l’ultima volta a bordo di una Range Rover bianca prestatagli dal principale imputato, con cui aveva, secondo la Procura, un “rapporto di amore e odio”, e la sua scomparsa è stata denunciata il giorno successivo dal proprietario dell’appartamento che Pérez Algaba aveva affittato nel quartiere di Ituzaingó.

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