Natasha Stefanenko racconta l'incubo della città segreta e senza nome dell'Urss da cui è fuggita

L’attrice russa racconta alcuni frammenti dell'infanzia trascorsa tra le vie del paese fantasma di Sverdlovsk-45: "La città in cui abitavo non aveva un nome perché, per motivi militari, non esisteva sulla carta geografica".

Natasha Stefanenko, ospite di Francesca Fialdini al programma Da noi… A ruota libera, condivide alcuni ricordi della sua infanzia e racconta di quando viveva nella “città segreta” di S-45 (oggi ribattezzata Lesnoj), situata nell’ex Unione Sovietica ai tempi del trattato di Brest-Litovsk.

La storia della conduttrice è costellata di aneddoti che provengono direttamente dalla memoria una bambina cresciuta tra le vie di un paese fantasma: “Sono nata nel pieno regime sovietico. La città in cui abitavo non aveva un nome perché, per motivi militari, quasi per mezzo secolo non esisteva sulla carta geografica”.

La terra natia dell’attrice 52enne, si trova lungo il fiume Tura, nelle profondità della Siberia occidentale e, in passato, era conosciuta con il nome di Sverdlovsk-45. L’intera zona si trovava sotto la stretta autoritaria del governo federale e veniva sfruttata per la costruzione dell’arsenale nucleare sovietico. Al suo interno, infatti, si trovava un impianto di arricchimento dell’uranio:

La città era circondata completamente da mura, dal filo spinato, dagli allarmi. Controllata costantemente dalle guardie. C’erano pochissimi varchi per entrare. Anche i cittadini sovietici, per entrare, dovevano procurarsi i documenti che erano quasi impossibili da ottenere. Noi cittadini potevamo entrare e uscire perché avevamo un pass. A tutti gli altri era proibito.

Nel corso dell’intervista, la modella si sofferma anche sulle forti repressioni ideologiche e religiose imposte dal regime sovietico e riporta alcuni dei preziosi insegnamenti della nonna Lidia:

Mia nonna Lidia mi ha insegnato che Dio esiste. Mi sono battezzata a 40 anni grazie a lei. Con tanta pazienza mi ha insegnato, inoltre, l’arte della pazienza, perché lei diceva sempre: ‘Nessuno sa quanto ci hai messo, tutti vedono il risultato’.

Nei primi Anni ’90, Natasha Stefanenko riesce a fuggire in Italia: “Era il 1991 quando arrivai qui, ero impazzita per i supermercati. Da noi in Russia c’erano molti problemi. In Russia compravo tanto cibo per sicurezza, per non rimanere senza niente, i primi tempi qui da voi facevo lo stesso”. 

L’attrice di La mia banda suona il pop, recentemente ha scritto Ritorno nella città senza nome, un romanzo autobiografico disponibile in tutte le librerie dal 16 maggio 2023, in cui condivide con i lettori un assaggio di queste vicende e racconta della scomparsa misteriosa del padre, l’ingegnere nucleare Sergej Stefanenko.

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