Si è rivelato essere un femminicidio quello della trentaduenne Sharmin Sultana, originaria del Bangladesh, morta il 7 marzo scorso dopo essere volata da una finestra al secondo piano di un edificio di Sestri Ponente, nel genovese. Il suo fu inizialmente archiviato come suicidio, benché fin dal principio alcuni elementi avessero portato a sospettare del marito.

Sospetti che nel tempo sono diventati concreti fino alla svolta improvvisa di ieri, 12 dicembre, quando gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Marcello Maresca, hanno arrestato il quarantaquattrenne Ahmed Mushtak, condotto poi al carcere di Marassi; a indirizzare le indagini nella giusta direzione anche il disegno fatto, proprio davanti agli inquirenti, dal figlio maggiore della coppia, di 8 anni.

Il piccolo, rispondendo alle domande degli investigatori, avrebbe confermato che il padre avrebbe picchiato la mamma perché “guarda sempre il cellulare”. “Papà batte nella testa di mamma… E poi arriva pieno di sangue… Mamma è caduta… E poi morta”, sono le parole pronunciate di fronte alle forze dell’ordine e a una psicologa che lo hanno ascoltato subito dopo la morte di Sharmin Sultana.

Se sono stati necessari nove mesi per arrivare alla verità, però, è solo perché gli accertamenti da compiere sono stati complessi e tortuosi, anche per via dei continui tentativi di Muhstak di depistare le indagini; avvalendosi, ad esempio, dell’altra figlia, di appena 7 anni, su cui l’uomo avrebbe fatto pressioni per convincerla a non parlare, persino nella sala d’attesa della caserma dei carabinieri di Sampierdarena, convocata per essere ascoltata dal nucleo operativo diretto dal capitano Carlo Alberto Sganzerla.

“Non raccontare nulla di tua madre – avrebbe detto Ahmed Mushtak alla bambina – dì che non sai niente, [che la mamma] guarda sempre il cellulare, parla sempre con la gente”. Cose confermate anche nell’ordinanza di misura cautelare, in cui si legge che “la bambina si limitava a riferire che vi erano delle liti tra la mamma e papà, in quanto ‘alcune volte si sgridano’, ma alla domanda di raccontare cosa si dicevano, tornava a dire di non ricordare”.

C’è però un punto in cui la bambina avrebbe detto che spesso il padre si arrabbiava “forse perché la mamma guardava troppo il cellulare, usava Tik Tok, era famosa la mamma”.

I video di Sultana, pubblicati sul social cinese, raccoglievano infatti migliaia di visualizzazioni, e proprio questo, secondo gli inquirenti, potrebbe essere il movente che ha spinto il marito quarantaquattrenne al femminicidio; l’ipotesi di una presenza oppressiva del marito, del resto, sembrerebbe essere confermata da ciò che la stessa Sharmin Sultana diceva alle amiche: “Quando mi prendo il telefono a lui non piace, quando lui viene a casa io non prendo tanto il telefono, io faccio sempre live”, e ancora “se qualcuno vede live è un problema”. In un’altra chat del novembre 2022 scriveva: “Quel cane è a casa… Per questo ho buttato giù, si sta comportando come un cane”.

I timori per la vita di Sultana sembravano essere palpabili, tanto che proprio una delle amiche si era rivolta al centro anti violenza Mascherona. “Lui era geloso, non voleva che lei uscisse di casa e la giovane donna si era costruita una vita sui social. Ma nemmeno questo andava bene a Ahmed”.

Proprio il giorno della sua morte, ha raccontato un’altra amica a Repubblica, la trentaduenne avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro di cui era molto felice, “ma il marito non era d’accordo”.

Fra gli elementi che hanno convinto la giudice per le indagini preliminari Paola Faggioni ad accogliere la richiesta di arresto del pm c’è anche la testimonianza dello stesso Mushtak, che ai carabinieri ha raccontato di non essersi sentito bene proprio la sera prima della morte della moglie; tuttavia il datore di lavoro dell’uomo, negli stabilimenti Fincantieri, ha spiegato che, sebbene fosse un dipendente esemplare, non era stato avvisato della sua assenza dal lavoro per motivi di salute, “né il giorno prima né la mattina seguente”.

Ci sono poi le testimonianze dei vicini di casa, che hanno raccontato di essere stati “svegliati alle sette e un quarto dalle urla provenienti dall’abitazione della famiglia Mushtak e dai pianti dei bambini che poco dopo si interrompevano”; non era la prima volta che capitava un episodio del genere, che più di una volta si era risolto con l’intervento della polizia.

Sharmin Sultana, descritta come una persona solare e piena di vita, è stata trovata la mattina del 7 marzo sul marciapiede, con una strana ferita alla testa; sopra di lei, la finestra di casa rimasta aperta, e il marito a letto, che sostiene di non aver sentito nessun rumore.

La giudice adesso ha indicato nei suoi confronti anche il “pericolo di inquinamento probatorio”, visto che nell’abitazione di Sestri era rimasto solo con i due figli.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!