Essere ‘ləi’: le parole importanti di Jonathan Bazzi dopo aver cambiato i pronomi

Lo scritto Jonathan Bazzi spiega, in un post molto significativo, perché offrire la possibilità di cambiare pronome su Instagram è di fondamentale importanza per chi non si risconosce solo nel genere maschile/femminile.

Instagram ha aperto la possibilità, anche agli utenti italiani, di poter scegliere i pronomi che meglio rappresentino ed esprimano la propria identità di genere.

È una scelta tutt’altro che superficiale o “modaiola”, ma dettata da un desiderio di parlare finalmente di inclusività, e per offrire una narrazione diversa a chi non si identifica nel genere maschile o femminile, come ha spiegato in un post anche lo scrittore Jonathan Bazzi, finalista dello Strega 2020 e vincitore del Bagutta opera prima per Febbre.

Febbre di Jonathan Bazzi

Febbre di Jonathan Bazzi

Un romanzo autobiografico, forte, imponente, brutale, capace di trattare le fragilità dell'animo umano. Febbre tratta la storia di Jonathan, che a poco più di 30 anni, scopre di essere sieropositivo. A partire da quel giorno, l’autore ci accompagna indietro nel tempo, all’origine della sua storia, nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano.
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Oggi ho cambiato i pronomi qua sulla bio di Instagram – si legge nel post – E proprio perché so che per qualcuno è ancora tanto difficile capirne il senso, vorrei condividere l’effetto di liberazione e apertura che ho provato dopo averlo fatto. Mi sono preso un po’ di tempo, ci ho pensato e ripensato, ero indeciso e un po’ intimorito, poi ho premuto salva. E adesso posso dirlo: quanto spazio, quanta aria c’è nell’aver messo they/them (che non è ‘loro’, come qualcuno dice, ma potrebbe piuttosto essere tradotto con ‘ləi’).

Sarà che ogni volta che assumo, prendo una posizione, mi colloco, in qualsivoglia ambito o campo, sento il bisogno di fiondarmi dall’altra parte, ma davvero per un momento con quelle due parole nella carta di identità virtuale è come se il cielo si fosse aperto un poco di più. Quei pronomi onorano semplicemente un dato di fatto, che non è una posizione ideologica, un gioco, una moda: è un modo di essere, un destino.

È la nostra storia. È il fatto di non sentirsi, non essersi mai sentiti, esauriti, racchiusi in un genere o dall’altro. Certo, io ho un corpo sessuato, fornito di caratteristiche determinate, specifiche, ma ritenere (e imporre agli altri) che dall’anatomia di nascita parta una linea retta che conduce a una psiche, a una mente, a un modo di essere e solcare la scena del mondo, è semplicemente un vizio del ragionamento. Una fallacia, e un pre-giudizio.

Un pensiero allora vorrei rivolgerlo a chi ha preso l’abitudine di sfottere questi temi e i loro interpreti, a chi li maneggia con goliardia e piglio da bullo – continua nei commenti – miei cari paladini della lingua di sempre, voi gettate immondizia sulle vite di persone che non conoscete, ma che esistono e hanno esistenze modellate dal non riconoscimento, da esperienze precoci e più che ingombranti, da dolori clandestini e aggravati dal fatto che, fino a poco tempo fa, non c’era neppure lo spazio per condividerli, liberarli nel mondo. Vederli. Posso capire – a tratti – la riluttanza, le perplessità, persino le critiche – io stesso vivo con una certa difficoltà il tentativo pratico di far combaciare un modo di essere e una serie di abitudini linguistiche, antiche e automatiche: ma un conto è chi argomenta con rispetto e serietà, ben altro è il caso di chi, non comprendendo la posta in gioco, spernacchia, mette alla berlina.

Chi sceglie questa scorciatoia dimostra soprattutto piccolezza di testa e chiusura di cuore, ma anche una certa avvilente pusillanimità, perché capirete bene che è proprio facilissimo suscitare ilarità con ciò che scuote il senso comune e prova a cambiare il regime comunicativo sedimentato. E il fatto che a imbarcarsi in teatrini del genere siano anche persone che hanno confidenza con la cultura e il pensiero riflessivo non può che gettare più a fondo nel baratro della sfiducia. Salvatevi dal pensare che le questioni per cui vale la pena spendersi siano solo quelle che, ad oggi, vi è stato concesso capire.

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