Femminicidi in Italia nel 2021: non numeri, ma nomi e vite

Clara, Lidia, Piera, Sharon. Sono solo alcuni dei nomi delle donne uccise in questo inizio di 2021. Sono 11, solo nei primi due mesi dell'anno.

Siamo solo alla fine del secondo mese di questo 2021, ma le prospettive, sul fronte dei femminicidi, sono tutt’altro che rosee.

Se è vero che l’emergenza sanitaria del Covid, che ha caratterizzato gran parte dell’anno appena passato, ha ridotto in generale il numero degli omicidi nel nostro Paese, per ragioni piuttosto ovvie (il lockdown e l’impossibilità di uscire di casa), d’altro canto non ha cambiato le cose per quanto riguarda i femminicidi, anzi li ha leggermente aumentati. Ricordiamo, a questo proposito, che il femminicidio non è un semplicemente l’omicidio di una donna, ma una fattispecie specifica che, come recita il vocabolario Treccani, ha a che fare con

 L’uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale.

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Donne uccise in quanto tali, perché considerate proprietà dei loro uomini, di quelli che le avrebbero volute, comunque sempre subordinate a essi. Giudicate “meno”, senza potere né, quindi, opportunità di scelta, e quindi condannate a essere le vittime sacrificali di carnefici cresciuti con la malsana idea di poter possedere una donna o il suo amore.

L’ultima vittima di femminicidio, Rossella Placati, è stata massacrata con un oggetto contundente e per il suo omicidio l’unico indagato è il convivente; ma c’è poi chi, come la vittima del 19 febbraio, Clara Ceccarelli, commerciante di 69 anni massacrata a Genova dall’ex compagno, si era già pagata il funerale: un retroscena agghiacciante, reso noto da un commesso del suo negozio alla sezione genovese di Repubblica, che la dice lunga sul senso di impotenza e di abbandono cui troppo spesso sono precipitate le vittime. Lo abbiamo visto, negli anni, tante, troppe volte: quando hanno la forza di denunciare, queste donne non riescono sempre a ricevere la protezione di cui necessitano, e finiscono con il vivere nel terrore o, peggio, nella totale e passiva rassegnazione, come successo a Clara.

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C’è di più: le vittime di questi massacri non sono solo le donne che perdono la vita a causa di una mentalità patriarcale e maschilista, in qualche modo “appoggiata” anche dalle varie tesi con cui i media e l’opinione popolare spesso trovano giustificazioni a questi femminicidi (era geloso; l’amava troppo; lei lo voleva lasciare; lo trascurava. Quante volte abbiamo sentito questo refrain, come se tutto ciò lenisse, in qualche modo, la colpa dell’assassino, o la riversasse sulla vittima?).

Vittime perenni di queste morti sono anche i parenti: i genitori, i figli, i fratelli e le sorelle che restano convivendo con il dolore di non aver potuto “fare di più”, di non aver “letto i segnali”, e che spesso si trovano anche a dover sopportare la beffa dell’assassino delle loro care in libertà.

Lo abbiamo visto tantissime volte, anche con le interviste fatte nel corso del nostro progetto Quanto vale la vita di una donna? e L’amore è un’altra storia.

Irrisorie, ad esempio, le cifre offerte come risarcimento ai parenti delle vittime di femminicidio. Lo sono certamente rispetto al dolore, e partendo dal presupposto che nessuna cifra sia davvero mai sufficiente per colmare un vuoto del genere. Anche se, a onor di cronaca, qualche timido cenno di miglioramento c’è stato; leggiamo da questo articolo della direttrice di Roba da Donne, Ilaria Dondi:

Insieme possiamo salvare la vita di una donna. Anche la tua!

[…] Gli indennizzi alle vittime dei reati intenzionali violenti non sono più quelli scandalosi previsti fino a poco fa dal D.M. 31 agosto 2017 (e inseriti nel trailer) con il quale l’Italia riteneva di aver aderito alla direttiva europea 2004/80/CE, che obbliga gli stati membri a garantire alle vittime indennizzi equi e adeguati, di:

7.200 euro – Reato di omicidio
8.200 euro (in favore dei figli della vittima) – Omicidio commesso dal coniuge o da persona che è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa
4.800 euro – Violenza sessuale, salvo che ricorra la circostanza attenuante della minore gravità
Massimo 3.000 euro a titolo di rifusione delle spese mediche e assistenziali – Altri reati

Ma sono quelli del decreto del Ministero dell’interno del 22 novembre 2019, pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 23 gennaio 2020, n. 18:

50.000 euro – Reato di omicidio
60.000 euro (in favore dei figli della vittima) – Omicidio commesso dal coniuge o da persona che è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa
25.000 euro – Violenza sessuale, salvo che ricorra la circostanza attenuante della minore gravità
25.000 euro a titolo di rifusione delle spese mediche e assistenziali – Altri reati

Cifre e numeri a parte, però, quel che rimane di certo è che il triste leit motiv degli anni passati sembra perpetuarsi anche in questo 2021 appena agli inizi: 11 vittime in nemmeno due mesi, fra cui c’è una bambina di appena 18 mesi, Sharon Barni, vittima di un infanticidio a sfondo pedofilo, inserita da Femminicidio Italia anch’essa nella lista dei femminicidi.

Queste sono le altre vittime della follia omicida.

1. Sharon Barni, 11 gennaio 2021

Fonte: laprovinciadicomo

Sharon aveva solo 18 mesi. È arrivata in gravi condizioni al Papa Giovanni XXIII di Bergamo l’11 gennaio 2021, dove è morta. Inizialmente la sua morte è stata descritta come un incidente domestico avvenuto nella casa di Cabiate, nel comasco, in cui la piccola viveva con la mamma e il compagno di quest’ultima, Gabriel Robert Marincat.
L’autopsia ha rinvenuto sul corpicino di Sharon varie lesioni, riconducibili a violenze ripetute, anche sessuali. Le forze dell’ordine hanno sottoposto al fermo Marincat, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

2. Victoria Osagie, 16 gennaio 2021

Fonte: veneziatoday

La trentaquattrenne Victoria Osagie è stata uccisa a coltellate dal marito, Moses Ewere Osagie, nella casa di Concordia Sagittaria, in provincia di Venezia.

Secondo le ricostruzioni fra i due sarebbe esploso un violento litigio, culminato con l’uccisione di lei, di fronte ai tre figli della coppia e ad altri due uomini, un amico di Moses e un coinquilino.

Nel corso dell’interrogatorio Moses avrebbe detto di aver agito perché convinto di essere stato tradito, adducendo quindi a giustificazione la logica del possesso che nulla ha a che vedere con l’amore.

3. Roberta Siragusa, 24 gennaio

Fonte: fanpage

Il corpo della diciassettenne è stato trovato la mattina del 24 gennaio 2021 a Caccamo, in provincia di Palermo: era in un burrone, semi carbonizzato. A portare i carabinieri sul luogo del ritrovamento di Roberta il fidanzato di lei, Pietro Morreale, 19 anni, che si è poi avvalso della facoltà di non rispondere.

Roberta al momento del ritrovamento era semi carbonizzata, con parte dei capelli rasati (non si sa se tagliati volontariamente o come conseguenza delle fiamme), e seminuda. Il 25 gennaio la Procura di Termini Imerese ha disposto il fermo per il ragazzo, con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere, non convalidato nell’udienza davanti al Gip il 28 gennaio per la mancanza del pericolo di fuga. Tuttavia il giudice ha disposto per lui la permanenza in carcere.‍ Chi conosceva i due parla di un rapporto malato, con lui che aveva già usato violenza nei confronti della fidanzatina.

Roberta Siragusa, uccisa e buttata in un burrone a 17 anni

4. Teodora Casasanta, 29 gennaio 2021

Fonte: fanpage

È l’ultima vittima di gennaio. Teodora Casasanta, 39 anni, è stata uccisa assieme al figlio Ludovico, di 5 anni, dal marito e padre Alexandro Vito Riccio, 39 anni, a Carmagnola, in provincia di Torino.

Il gesto sarebbe premeditato, perché sul posto è stato rinvenuto un biglietto in cui Riccio manifestava l’intenzione di uccidere la moglie e suo figlio. Dopo averli accoltellati, l’uomo ha tentato di togliersi la vita, tagliandosi le vene e gettandosi dal balcone dell’appartamento.

 

5. Sonia di Maggio, 1° febbraio

Fonte: bari.repubblica

Sonia si trovava assieme al fidanzato quando, durante una passeggiata a Minervino di Lecce, è stata aggredita dall’ex compagno Salvatore Carfora, 39 anni, che l’ha uccisa con numerosi fendenti nonostante il tentativo del fidanzato di difenderla.

In passato l’uomo aveva già minacciato sia Sonia che il nuovo compagno, ma lei non lo aveva mai denunciato. Il 5 febbraio Carfora ha rilasciato una piena confessione. Secondo quanto riferito dal giudice, per lui Sonia non aveva il diritto di rifarsi una vita con un altro uomo, appellandosi quindi alla maschilista idea del possesso, che nulla ha a che fare con l’amore.

6. Piera Napoli, 7 febbraio

Fonte: facebook Piera Napoli

Piera Napoli, cantante di 32 anni e mamma di tre figli, è stata uccisa nella casa di Palermo, nel quartiere Cruillas, dal marito, Salvatore Baglione, che poi si è costituito davanti ai carabinieri. Il femminicidio di Piera è avvenuto mentre in casa erano presenti i figli della coppia, che però non avrebbero assistito direttamente al massacro. Dopo l’assassinio, Baglione ha portato i figli dalla nonna, ha fatto la valigia e si è poi presentato alla caserma dei carabinieri dove ha confessato.

Baglione ha detto di aver agito perché Piera, quella mattina, gli aveva detto di non amarlo più. Si tratta di nuovo di una giustificazione che si basa sul presupposto deviato di possesso, che nulla ha a che fare con l’amore.

7. Luljeta Heshta, 7 febbraio

Fonte: milano.repubblica

Luljeta Heshta, 47 anni, originaria dell’Albania, è morta all’ospedale Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano, dopo essere stata aggredita alcune ore prima mentre, in compagnia di un uomo sulla strada provinciale 40, chiamata anche Binasca, è stata inseguita da un uomo sconosciuto. Gli inquirenti, dopo la morte di Luljeta, che faceva la prostituta ed era nota con il nome di Giulia, hanno fermato il suo convivente, il connazionale Alfred Kipe, che sarebbe stato incastrato da un filmato, girato da un automobilista, che lo riprende mentre si allontana dalla Binasca, e dai tabulati telefonici.

 

8. Lidia Peschechera, 17 febbraio

Fonte: ilgiorno

Attivista, sostenitrice dei diritti LGBTQ+, animalista e presidente dell’associazione no profit Pets in the City, Lidia Peschechera è stata uccisa dall’ex compagno, Alessio Nigro, 28 anni. A lanciare l’allarma l’ex marito della donna, che non era più riuscito a contattarla. I vigili del fuoco intervenuti per aprire l’appartamento di Lidia hanno trovato il suo corpo nella vasca da bagno, coperto con un asciugamano, con varie ferite ed ecchimosi.

Nigro ha confessato di aver strangolato Lidia il 12 febbraio, rimanendo poi nell’appartamento per circa tre giorni, prima di andarsene. Lidia aveva provato ad aiutare Nigro, che ha problemi di dipendenza da droga e alcol, ospitandolo a casa sua, fino alla decisione di lasciarlo.

9. Clara Ceccarelli, 19 febbraio

Fonte: corriere

Clara Ceccarelli, commerciante di 69 anni, è stata uccisa dall’ex compagno Renato Scapusi, 59 anni, nel negozio di calzature in cui lavorava, nel centro di Genova. Ferita da trenta coltellate, dopo la fuga dell’uomo Clara è uscita in strada, dove è stramazzata al suolo, morendo.

Scapusi, rintracciato dalla polizia, ha minacciato di gettarsi da un muraglione nei pressi dell’ospedale Galliera, ma gli agenti sono riusciti a fermarlo sottoponendolo al fermo. Clara accudiva un figlio di 30 anni con una disabilità, e un padre di 90 anni. Avrebbe avvertito più volte le forze dell’ordine riguardo i comportamenti di Scapusi dopo la fine della loro relazione, pur senza mai denunciarlo esplicitamente. Solo dopo il delitto un commesso che lavora nel suo negozio, Herbert Lima, ha dichiarato che Clara si era già pagata il funerale.

Clara due settimane fa si era andata a pagare il funerale – ha raccontato a Repubblica – Non voleva gravare sull’anziano padre e sul figlio. Forse aveva capito che sarebbe finita male.

10. Deborah Saltori, 22 febbraio

Fonte: lavocedeltrentino

Il 22 febbraio Deborah Saltori, 42 anni, viene massacrata a colpi d’accetta dall’ex marito Lorenzo Cattoni, a Maso Saracini a Cortesano, frazione della città di Trento.

Cattoni avrebbe prima ucciso la ex moglie, poi con la stessa arma avrebbe cercato di togliersi la vita. Ad allertare i soccorsi un passante che ha visto i due corpi riversi per terra; per Deborah non c’è stato nulla da fare, mentre l’ex marito è stato trasportato all’ospedale Santa Chiara di Trento.

Secondo le prime ricostruzioni, Lorenzo Cattoni era già stato segnalato per violenza domestica, anche verso la precedente compagna, ed era anche stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari a casa dei genitori nel comune di Terre d’Adige, proprio per violenze fisiche e psicologiche nei confronti della vittima.

11. Rossella Placati, 22 febbraio

Fonte: Fanpage

La cinquantenne Rossella Placati è stata trovata morta il 22 febbraio nella sua casa di Borgo San Giovanni, a Bondeno, in provincia di Ferrara. Divorziata, con due figli di 32 e 27 anni, avuti da un precedente matrimonio, lavorava alla Haemotronic, azienda biomedicale di Mirandola, in provincia di Modena. Per il suo omicidio l’unico indagato sembra essere il suo convivente, Doriano Saveri, 45 anni, che, assieme al suo legale, si è presentato nella caserma dei carabinieri per riferire di aver trovato il corpo senza vita di Rossella, colpita al capo con un oggetto contundente.

Saveri ha riferito di essersi allontanato da casa la sera del 21 febbraio dopo un litigio con la donna, scoprendone il cadavere la mattina dopo, al rientro. La sua ricostruzione è stata però giudicata lacunosa e contraddittoria da parte degli inquirenti, che hanno sottoposto l’uomo a fermo. Non sarebbero stati rilevati, all’interno dell’abitazione, segni di effrazione che lascerebbero pensare all’entrata di uno sconosciuto.

 

Articolo originale pubblicato il 23 Febbraio 2021

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